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DIBATTITO/ Siamo sicuri che la "crisi di Dio" avrà la meglio sull’Italia religiosa?

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Benedetto XVI (Ansa)  Benedetto XVI (Ansa)

Va tuttavia osservato come il terreno di quella che si può definire come semplice “sensibilità religiosa”, per quanto accidentato, malfermo e generatore di confusione possa essere, produce non di meno delle conseguenze rilevanti. In primo luogo esso alimenta, con la sua straordinaria potenza numerica (che va ben al di là dei praticanti domenicali) un fronte di consenso all’istituzione ecclesiale che non si traduce solo nell’8 per mille.
Il problema non è ovviamente riducibile in termini lobbistici - ed è in questo senso che la lettura che ne fanno gli scienziati della politica come Luca Cartocci è estremamente riduttiva - ma va invece analizzato in chiave culturale. Una massa del 32% di soggetti che si dichiarano “praticanti regolari” ed una quota ancora più consistente che dichiarano di “pregare spesso” permette di mantenere un principio di legittimazione della dimensione religiosa - e quindi di tutto quello che da questa può svilupparsi - che non è affatto da sottodimensionare. Di fatto una tale massa impedisce qualsiasi “espulsione culturale” del sacro dalla cultura diffusa, espulsione che costituisce lo stadio finale del processo di secolarizzazione e si è ampiamente verificata in altre nazioni europee, come è stato il caso della Francia, almeno nella sua cultura dominante urbano-metropolitana.
In Italia, questa stessa religiosità inferma e incerta ha impedito che il processo di secolarizzazione sfociasse nella dissacrazione, che i principi di fede potessero essere dileggiati, che credenze e pratiche potessero essere derise, che l’individualismo e l’edonismo contemporaneo potessero affermarsi come unici protagonisti della cultura contemporanea. Lo si voglia o no, questa massa incerta e contraddittoria ha inquinato il processo di secolarizzazione, ne ha modificato la rotta, lo ha reso costantemente incerto e contraddittorio, facendolo deviare dalla sua traiettoria. L’Italia oggi è certamente e massicciamente secolarizzata, ma è anche altrettanto massicciamente ancorata intorno a tradizioni, memorie e eredità che, benché puramente emozionali e apparentemente ininfluenti negli ambiti dell’agire pratico, sono sufficienti da sole ad alterare i risultati complessivi del processo di laicizzazione delle coscienze.



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COMMENTI
27/07/2011 - Le crisi passano, la fede resta (claudia mazzola)

Domandiamoci: cosa si vuole da un cattolico? A forza di sentirmi descrivere non mi riconosco più. Il Papa nel libro "Luce del mondo" alla domanda: "Cosa vuole Gesù da noi?" ha risposto: "Vuole che Gli crediamo..."