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LETTURE/ Istruzioni per non soccombere al fascino del niente

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

A differenza di quanto sosteneva James, però, il centro della questione non risolve tutto nel caso di Esposito. Il contorno a mio avviso è quasi più importante del centro. La cifra costitutiva del pensiero di Esposito, infatti, non è la condanna della modernità, ma il considerarla una possibilità. Il rapporto costitutivo non si otterrà con un semplice ritorno al passato, ma con un attraversamento dell’intera dinamica della modernità in cui siamo immersi, nichilismo incluso. Tre sono i fattori più interessanti da questo punto di vista: il caso, l’individuo e il niente.

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un pensiero dichiaratamente e coraggiosamente cattolico, il libro di Esposito fa emergere una valutazione positiva del dramma della casualità così come l’uomo l’avverte in tutta la sua assenza di pacificazione consolatoria. Persino in una tragedia come quella dello Tsunami del 2004, Esposito sottolinea che la circostanza fatale ci fa scorgere per un attimo la nostra situazione mortale, segnata da una fragilità strutturale ma anche da una volontà di vivere irriducibile (234). “L’incertezza è il riverbero di altro” (4). La casualità che la filosofia e la religione cercano spesso di ridurre o sopprimere rimane in tutta la sua ambivalenza di scacco e allo stesso tempo diparadossale speranza dell’apparire improvviso del momento della grazia. Nulla di più lontano dalla rassegnazione sentimentale o dall’argomentazione razionalista con cui alle volte si spiega ciò che non si comprende con un generico “disegno di Dio”. Esposito evidenzia la contraddizione e lascia che essa sia un urlo di bisogno di salvezza.

Il nichilismo stesso, estrema landa del pensiero moderno, è sentito come un punto privilegiato per questa percezione drammatica dell’essere: “il nichilismo è il nostro destino o è una via, paradossale quanto inaspettata, per riscoprire che il destino del nichilismo è l’evento sorprendente dell’essere?” (196). Meglio allora essere nichilisti? Forse no, ma guai a chi, sembra dire Esposito, non ne percepisce le ragioni e, in qualche modo, il fascino.



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COMMENTI
02/08/2011 - Una ragione inquieta-Aldo brandirali (paolo intino)

Siamo moderni non solo quando pensiamo alla verità (114), ma anche quando trasferiamo questo pensiero in politica, nelle nostre divisioni tra fondamentalismo e relativismo (115). Suggerirei, a questo proposito, la lettura dell'ultimo e bellissimo libro-testimonianza di Aldo Brandirali:"Vivere sempre intensamente il reale senza rinnegare e censurare nulla" -ed.Pagina 2011-. Infatti, ciò che colpisce in Brandirali, in questo "io" è la sua passione per il vero che lo ha reso curioso e operativo, antiideologico e amante dell'incontro con la realtà. P.Intino

 
28/07/2011 - post-modernità (Vincenzo Mascello)

"Molto modernamente, la sua filosofia è un’elegia dell’io, del soggetto e della sua individualità. “‘Io’ è la cosa più mia che ci sia – il mio io, la mia coscienza, la mia libertà, la mia azione, i miei pensieri – è la cosa più vicina a me” (143). L’apertura all’altro, anche quando l’altro è Dio, è proprio per la salvaguardia di questo “io”, in tutta la sua gigantesca dimensione". Post-modernamente forse salvaguarda il nostro 'Io'('io') solo la ri-scoperta di un 'tu'('Tu') che diventa vicino, anzi più vicino dell''io' stesso, tanto che senza il 'Tu'('tu') neanche l''io'('Io') scopre l''Io'('io'). (Esposito capirà).