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STORIA/ Perché gli 007 dell’Est non riuscirono a spegnere Radio Europa Libera?

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Sul Ponte Carlo, a Praga (Imagoeconomnica)  Sul Ponte Carlo, a Praga (Imagoeconomnica)

È stata allestita nei giardini del senato ceco una mostra dedicata a Radio Europa Libera (RFE) in occasione dei 60 anni dall’inizio delle trasmissioni regolari da Monaco di Baviera verso l’allora Cecoslovacchia.

Nata negli Stati Uniti nel 1949 per “promuovere i valori e le istituzioni democratiche tramite la diffusione di informazioni e opinioni”, RFE era figlia della guerra fredda, quando l’Occidente cercava di contrapporre alla propaganda comunista una contropropaganda democratica. Uno scopo molto contingente e politico, tuttavia il richiamo ai valori della libertà di pensiero e della corretta informazione non era formale, e questo nel tempo ha portato frutti, dando un importante sostegno ai circoli del dissenso prima, e all’instaurarsi della democrazia nell’Europa post-comunista poi. Finanziata dalla CIA fino al 1971, la radio venne poi affrancata da questa tutela e diventò un’organizzazione non-profit sostenuta da finanziamenti pubblici; nel ‘75 si fuse con Radio Liberty.

Da quel 4 luglio 1950, quando andò in onda il primo notiziario di prova da un trasmettitore volante nei pressi del confine tedesco-cecoslovacco, il controspionaggio di Praga non ebbe più pace e cercò di impedire l’attività della Radio, da un lato infiltrandovi agenti per sabotarla, e dall’altro disturbandone le frequenze all’interno del paese. RFE fu definita “strumento di primaria importanza della propaganda ideologica imperialista. Nel campo capitalista non esiste un altro ambito capace di reazioni altrettanto ampie, approfondite e rapide su quanto avviene nei paesi socialisti”.

La maggior parte delle spie piazzate a RFE svolse un lavoro discontinuo e disorganico, raffazzonando notizie senza ottenere risultati di rilievo. In una nota interna del maggio 1963 si legge: “Sono pettegolezzi. Al compagno ministro non interessa certo che due dipendenti della Radio abbiano litigato…”. I servizi non riuscirono a paralizzarne l’attività, né a controllarla come fecero invece con il “nemico interno”. Le “operazioni” assomigliavano più ad atti di vandalismo o scherzi di cattivo gusto a danno dei dipendenti: lettere anonime in cui si denunciavano presunti tradimenti di mogli e mariti, messaggi posticci inviati da “ascoltatori” a indirizzi riservati, inviti a feste inesistenti presso la Radio, pneumatici tagliati o auto danneggiate…



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