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ARTE/ Se l'Italia avesse ancora Testori e Mounier contro la dittatura dei media…

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Sgarbi inaugura la mostra di Gino De Dominicis (Foto: Ansa)  Sgarbi inaugura la mostra di Gino De Dominicis (Foto: Ansa)

Nove clandestini delle Accademie contro le Accademie, più otto artisti del Museo della mafia di Vittorio Sgarbi - una mostra sulla mafia, quella vera, dagli anni 60 ad oggi (dentro la mostra) ma uscito dalla quale sei senza giudizio - per un totale di 275 artisti.
Mi colpisce che non pochi di essi che conosco e che hanno accettato e suggerito di essere chiamati in questo recinto da rispettivi 250 intellettuali, politici, burocrati di Stato, giornalisti d’Italia, scrittori (quindi troviamo qui rappresentate 250 più 250 persone a menzionare l’italianità) citino spesso Giovanni Testori come punto di memoria, riferimento rimasto per una diversità e sostanza.
A parte che di riferimenti ve ne sono anche altri e la riduzione a maître à penser è sempre possibile se non si ama la varietà e libertà dei segni, ma come era diverso il suo modo di procedere, i suoi richiami. Come appunto è più difficile ma incontrabile il lavoro attraverso esempi scelti e con resa ragione, col motivo di una scelta, il lento cammino del coltivare i giovani nello sviluppo di una carriera artistica fatta di discontinuità e non schiava della comunicazione, che tende sempre di più a far assomigliare gli artisti - e l’arte - a quelle altre categorie di uomini noti che devono sempre mostrarsi sorridenti, aperti, pronti, consapevoli, al passo. Avete in mente i pr, i grand commis, gli scrittori, i giornalisti ai ricevimenti e ai cocktails? Chissà se è una coincidenza questo spritz di intellettuali che propongono artisti e viceversa...
Singole opere erano anche belle ma perché di riporto (le conoscevamo già), altre si riuscivano a vedere, le altre ancora... pazienza.



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