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LETTURE/ Milosz, il nobel cattolico odiato dal comunismo e dimenticato dall’Occidente

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V. Kandinskij, Impressione III - Concerto (Immagine dal web)  V. Kandinskij, Impressione III - Concerto (Immagine dal web)

Milosz non si aspettava tanto entusiasmo, e per non essere assediato dalle decine di giornalisti fu ospitato presso la residenza dell’arcivescovo. La cerimonia dell’11 giugno si aprì con la messa di suffragio per gli scrittori morti durante la guerra, poi seguirono gli interventi nell’aula magna. Milosz riprese il tema della memoria e della manipolazione della storia, che aveva già trattato nel discorso per l’accettazione del Nobel, ennesimo suo testo censurato in Polonia perché, menzionando i suoi “vecchi amici” poeti Sebyla e Piwowar, aveva parlato delle fosse di Katyn’ e dell’alleanza tra l’Urss e la Germania nazista: “Le antologie pubblicano i testi dei miei amici, indicando la data della loro morte: il 1940. È assurdo che non si possa scrivere come sono morti, benché in Polonia tutti sappiano che condivisero la sorte di migliaia di ufficiali polacchi disarmati e internati da quelli che erano allora complici di Hitler… I due dittatori omicidi non ci sono più, ma forse hanno ottenuto una vittoria più duratura di quella militare”.

A Stoccolma aveva messo in guardia dagli “illetterati di oggi, che sanno leggere e scrivere e che talvolta insegnano persino in scuole e università”, per i quali “la storia è presente ma sfocata, in uno strano stato confusionale”; al contrario, “la memoria è la nostra forza, ci protegge da un discorso che si attorciglia su se stesso, come l’edera quando non trova un sostegno”.

Compito del poeta è dunque ridestare questa forza: “In una stanza in cui le persone mantengono la cospirazione del silenzio, una parola di verità risuona come un colpo di pistola”. E in Antigone aveva scritto: “Gli sciocchi ritengono di poter vivere felici sacrificando il ricordo del passato”. A Lublino aggiunse con preoccupazione che “la tragedia di questo secolo ha trovato poca espressione nella parola e, quando l’ha ottenuta, si è trattato spesso di frammenti che hanno alterato la realtà”.



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