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LETTURE/ Milosz, il nobel cattolico odiato dal comunismo e dimenticato dall’Occidente

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Czeslaw Milosz alla Fiera internazionale del libro di Miami nel 1986  Czeslaw Milosz alla Fiera internazionale del libro di Miami nel 1986

Il 12 giugno faceva molto caldo, quando nel cortile dell’Università si svolse l’incontro con i rappresentanti del sindacato libero Solidarnosc. Nell’introdurre l’ospite, un emozionato Jerzy Kloczowski scambiò i nomi e diede il benvenuto “a questa persona a noi così cara, il signor Czeslaw Walesa”… Il poeta recitò Sortilegio: “Bello e invincibile è l’intelletto umano. Né inferriata, né filo spinato, né libri al macero, né verdetto di bando possono niente contro di lui. E ci guida la mano; scriviamo quindi con la maiuscola Verità e Giustizia, e con la minuscola menzogna e offesa… Dall’immondo strepito di parole slabbrate, salva frasi austere e chiare. Egli ci dice che tutto è sempre nuovo sotto il sole”. Alle parole conclusive della poesia Tu che hai oltraggiato, la commozione generale era palpabile: “Tu, che un uomo semplice hai oltraggiato / ridendo sguaiato sulla sua sorte… Non sentirti sicuro: il poeta ricorda. / Puoi ucciderlo, ne nascerà un altro. Atti e parole saranno fissati”. Era la stessa poesia incisa sul Monumento “delle tre croci” eretto nel dicembre 1980 agli operai dei cantieri navali di Danzica, caduti nel 1970.

Poco prima di morire (2004), si era rivolto a Giovanni Paolo II chiedendo conferma di non essersi allontanato, nelle sue poesie, “dall’ortodossia cattolica”: “La prego di confermare questo mio desiderio per il nostro comune scopo”. L’autorevole conferma arrivò, e riecheggiò pubblicamente nel giorno del suo funerale dal telegramma del papa: “Sono lieto di confermare  quanto Lei scrive sul desiderio che ci accomuna”.



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