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LETTURE/ Quando Cicerone risvegliò la fede in sant’Agostino

Pubblicazione:

Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502)  Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502)

Come ardevo, Dio mio, come ardevo di rivolare dalle cose terrene a te, pur ignorando cosa tu volessi fare di me. La sapienza sta presso di te, ma amore di sapienza ha un nome greco, filosofia. Del suo fuoco mi accendevo in quella lettura. Taluno seduce il prossimo mediante la filosofia, colorando e truccando con quel nome grande, fascinoso e onesto i propri errori. Ebbene, quasi tutti coloro che sia al suo tempo, sia prima agirono in tal modo, vengono bollati e denunciati in quel libro. Così vi è illustrato l’ammonimento salutare che ci diede il tuo spirito per bocca di san Paolo: “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. E’ in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità”. A quel tempo, lo sai tu, lume della mia mente, io ignoravo ancora queste parole dell’Apostolo; pure una cosa sola bastava a incantarmi in quell’incitamento alla filosofia: le sue parole mi stimolavano, mi accendevano, m’infiammavano ad amare, a cercare, a seguire, a raggiungere, ad abbracciare vigorosamente non l’una o l’altra setta filosofica, ma la sapienza in sé e per sé là dov’era.
E’ qui documentato il convergere dell’umanesimo antico e della sapienza cristiana, che si esprime attraverso i secoli con la cura dei manoscritti e con la lettura degli autori anche pagani, esempio tra i più riusciti della capacità di integrare l’apporto antico in una nuova concezione del mondo.



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