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LETTURE/ Anche fra i libri dobbiamo scegliere bene le nostre compagnie

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La Biblioteca Apostolica Vaticana (Imagoeconomica)  La Biblioteca Apostolica Vaticana (Imagoeconomica)

Fra i libri come nella vita, dobbiamo scegliere le nostre compagnie. Senza pregiudizi, scovando genio e grandezza anche tra le pagine di ciò che potrebbe sembrare insignificante. La testimonianza è sempre il passo successivo della scoperta. Lavorando in biblioteca si sperimenta la funzione terapeutica dello studio come ascesi, ossia “applicazione che l’uomo fa delle sue energie in un lavoro su se stesso, intelligenza e volontà”. La biblioteca è, in quest’ottica, un sacro deposito di civiltà, una riserva prodigiosa di energie.

Il vero problema, oggi, non è la perdita dei libri. Grazie a biblioteche come quella di Harvard, i libri non li perderemo mai. Il problema è la perdita, l’oblio del mondo che quei libri rappresentano. È anche un problema di numeri (i numeri: le misure della realtà, di cui a volte ci scordiamo): la biblioteca del Congresso di Washington contiene oltre 100 milioni di libri in 450 lingue diverse. Nella scelta (i cento o cinquanta titoli da leggere nei prossimi dieci anni), vorrei non perdermi il meglio. E vorrei non lo perdessero i miei studenti, i miei amici. Il meglio, ciò che illumina il valore di ogni esperienza. I segni di Dio dentro le cose provvisorie di ogni giorno: i documenti di Lui all’opera in mezzo a noi.

 

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