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STREGA/ Meno male che ci sono anche i "perdenti" come Edoardo Nesi

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Edoardo Nesi, Premio Strega 2011 (Ansa)  Edoardo Nesi, Premio Strega 2011 (Ansa)

Edoardo Nesi, 47 anni, è lo scrittore pratese che ha vinto l’ultimo premio Strega con Storia della mia gente (Bompiani, 2010, pp. 163, 14 euro). Il libro, sorta di autobiografia romanzata, intreccia i ricordi personali con le vicende economiche degli ultimi anni che hanno visto il declino del distretto tessile di Prato, di cui in passato ha fatto parte anche l’azienda familiare dei Nesi. Un’azienda ormai ceduta ad altri, come apprendiamo fin dalle prime pagine, presente il medesimo scrittore in qualità di legale rappresentante davanti al funzionario incaricato dell’atto di vendita.

Ma il funerale dell’impresa di famiglia è solo l’inizio. L’intera opera ha un sentore mortifero e si allarga a cerchi concentrici nel lamentare la scomparsa di una generazione di imprenditori - soppiantati dall’arrivo dei cinesi con la complicità della globalizzazione - e nel compiangere un territorio impoverito perché costretto a rinunciare alla sua naturale vocazione produttiva. Se si volessero rintracciare dei precedenti illustri nei generi letterari, si potrebbe evocare l’elegia: un “canto del dolore”, che insieme è grido d’amore, per il tramonto di un’epoca e di una tradizione. O addirittura l’epicedio, il componimento in morte di qualcuno che, in questo caso, ha il volto plurale della “gente” del titolo. A cui si aggiunge una nutrita schiera di persone che condividono lo stesso destino: “La mia gente - scrive l’autore - non sono solo i pratesi. A declinare e a soffrire, oggi, sono anche i distretti tessili di Biella e Como, di Lecco e Carpi, della Val Seriana e di Chieri in Piemonte e Bronte in Sicilia; i distretti dell’abbigliamento di San Marco dei Cavoti e di San Giuseppe Vesuviano; il distretto di Aiola vicino a Benevento e quello di Calitri, sempre in Campania; il distretto di Vibrata in Abruzzo e il distretto del jeans nel Monferrato”.

Stessa sorte, si legge, è toccata alla ceramica, al mobile, al calzaturiero. A tutto il manifatturiero italiano. Nesi dà voce a un mondo in via di estinzione e al gemito di chi non vorrebbe arrendersi al terremoto che ha investito l’economia italiana e planetaria. Per farvi fronte, si affida a un appello - che riproporrà il 21 luglio 2010 sulle colonne del Corriere della Sera - affinché la politica risollevi le sorti di un tessuto imprenditoriale da cui lui stesso è fuggito.



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