BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STREGA/ Meno male che ci sono anche i "perdenti" come Edoardo Nesi

Pubblicazione:

Edoardo Nesi, Premio Strega 2011 (Ansa)  Edoardo Nesi, Premio Strega 2011 (Ansa)

Paolo Preti, professore di Organizzazione delle piccole e medie imprese nell’Università Bocconi, nel recente Il meglio del piccolo (Egea, 2011, pp. 214, 25 euro) dà un nome alla posizione incarnata da coloro che come l’ex “industriale di provincia” hanno gettato la spugna. Li chiama “i perdenti”. Sono quelli che si appellano a un’istanza superiore alla ricerca di una salvezza che risollevi le sorti del lavoro e dell’iniziativa privata; quelli che guardano al futuro a partire da un giudizio negativo sul presente. “Riflettere sulla propria storia - sottolinea Preti a proposito del romanzo di Nesi -, anche attraverso la narrazione, è utile per capire dove si è sbagliato e, dunque, per farsene una ragione, non per scaricare su altri le proprie, in senso lato, scelte e responsabilità e, da ultimo, il proprio destino”.

A riprova di questo, il docente ricorda che “negli stessi anni e nello stesso distretto pratese altre imprese hanno saputo, sia pure con grande fatica, rinnovarsi e trovare nuove modalità competitive”. Che non è, evidentemente, un giudizio negativo sulle qualità letterarie di Storia della mia gente, quanto un’idea di impresa e imprenditore opposta rispetto a quella diffusa dall’opera vincitrice del premio Strega e ben documentata nei tanti casi aziendali presentati nel volume di Preti. Molti dei quali dimostrano che il riconoscimento, sereno e senza alibi, delle proprie debolezze e criticità può fungere in diverse occasioni da grimaldello per la ripartenza.

Perfino Edoardo Nesi, tra amore e rabbia, non può fare a meno di confessare: “È anche colpa nostra, che pensavamo di poter continuare all’infinito a fare il mestiere dei nostri padri come se fosse un diritto acquisito e intoccabile, che ci illudevamo di poter vendere nel terzo millennio gli stessi tessuti che producevano loro, fatti delle stesse materie prime e degli stessi filati, e tesserli sugli stessi telai, tingerli degli stessi colori, rifinirli allo stesso modo e venderli ai soliti clienti, nei soliti mercati”. Ma questa ammissione è troppo poco, è soltanto il punto di partenza. Non basta a fare di uno scrittore anche un imprenditore.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.