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DIBATTITO/ A che serve un'arte che non domanda più niente?

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L'installazione di Maurizio Cattelan alla Biennale di Venezia intitolata "Turisti" (Foto Ansa)  L'installazione di Maurizio Cattelan alla Biennale di Venezia intitolata "Turisti" (Foto Ansa)

E allora come regolarsi in questo folle (ma vitalissimo) ottovolante in cui è stato trasformato il sistema dell’arte? Innanzitutto ci si deve guardare bene da chi propone ricette schematiche. Se la vera ragion d’essere dell’arte, come dice Bonito Oliva, è quella di “essere domanda”, può essere domanda un grande quadro di Lucian Freud, come l’immenso cuore d’acciaio smaltato di rosso di Jeff Koons.

Inoltre, proprio perché domanda sul mondo, l’arte porta dentro necessariamente il rischio, la tensione e anche il dolore di una risposta cercata, attesa, desiderata. È quindi un’arte che ha dentro una ferita aperta, sia che si dipinga “all’antica” su una tela, sia che si ricorra a una performance provocatoria. Così si è liberi di intercettare quelle cose grandi che Cattelan artista ha pur sempre realizzato, in barba all’imperversante Cattelan mediatico.

 

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