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VERSO IL MEETING/ Quando la carità diventa arte e bellezza

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Il complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena (Foto Imagoeconomica)  Il complesso museale di Santa Maria della Scala a Siena (Foto Imagoeconomica)

Mariella Carlotti, insegnante di storia dell’arte, è diventata ormai una “certezza” per le mostre del Meeting di Rimini. Dopo il successo del ciclo sul lavoro scolpito alla base del Campanile di Giotto, quest’anno è la curatrice, insieme a Marco Barbone, di “Ante gradus - Gli affreschi del Pellegrinaio di Santa Maria della Scala a Siena”. Il sottotitolo “Quando la certezza diventa creativa” è un richiamo diretto al tema dell’edizione 2011 del Meeting: “L’esistenza diventa un’immensa certezza”.

 

Professoressa Carlotti, da dove nasce l’idea della mostra di quest’anno?

 

La mostra di quest’anno vuole brevemente disegnare la fisionomia di una delle più significative opere di carità della storia europea: l’Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena. L’opera nacque ante gradus ecclesiae, davanti alla scala della chiesa, collocazione geografica e ideale: dalla Chiesa viene generato questo fiume di carità che attraversa tutta la vita di Siena.

 

È significativo che abbia sviluppato il tema della carità proprio in questo 2011 che è l’Anno europeo del volontariato…

 

Infatti, l’ospedale nacque come xenodochium, come luogo di accoglienza dei pellegrini, che arrivavano a Siena da tutta Europa, percorrendo la Francigena; poi diventò hospitale per i poveri e malati, asilo per i gettatelli, ricovero per i vecchi. Le donazioni e i lasciti ne ingrossarono le proprietà immobiliari e agricole: l’Ospedale offrì mensa e cibo ai poveri, divenne azienda agricola e banca, assicurando prestiti ai privati, ma anche alla Repubblica di Siena, salvandola più volte dalla bancarotta. Anche la struttura architettonica crebbe, mai progettata, inglobando nel tempo case e strade, una città nella città. Tra le sue mura, uomini e donne si consacrarono a Dio, nel servizio dei poveri: erano gli oblati del Santa Maria, ai quali si aggiunsero tanti senesi - peccatori e grandi santi come Caterina o Bernardino - che sostennero l’opera, regalando a essa un po’ delle loro energie, del loro tempo o dei loro beni. La mostra illustra la vicenda di questa medievale “compagnia di opere”, attraverso la riproduzione degli affreschi del Pellegrinaio e l’esposizione di quattro registri originali dell’Ospedale nelle cui copertine sono dipinte scene della vita dell’opera.


Questo connubio ospedale-arte, malattia del corpo-cura dell’anima si può riassumere in una sola frase: “La carità si fece bellezza”. Come arriva questo messaggio ai nostri giorni?



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