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LETTURE/ Un "viaggio" nel tempo per vivere il cristianesimo oggi

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In effetti, come sa bene chi ha un minimo di dimestichezza con la storia religiosa del nostro Occidente, la critica dell’unilateralità contenuta nello stereotipo negativo della “Controriforma” era già stata portata avanti, ai massimi livelli della storiografia europea del pieno Novecento, da Hubert Jedin. Ma Bireley, rifacendosi piuttosto alla nuova sensibilità maturata nella scia delle ricerche degli ultimi cinquant’anni, riprendendo la terminologia lanciata da un altro autorevolissimo studioso gesuita attivo ai nostri tempi (John O’Malley), oltrepassa anche il recupero tentato da Jedin a favore della corrente positiva di una “Riforma cattolica” anteriore e parallela al movimento della Controriforma.

Come O’Malley, Bireley opta decisamente per l’uso dell’unico concetto generale di “cattolicesimo della prima età moderna”: dove lo spauracchio della contrapposizione all’altra grande Riforma (quella protestante) cessa finalmente di essere la chiave di volta su cui far gravitare tutta la costruzione di un cattolicesimo riorganizzato sulle sue fondamenta e riadattato alle esigenze di un universo mutato, dopo la fuoriuscita da quello che da tre secoli o poco più si usa chiamare “Medioevo”.

Ricapitolando i frutti più aggiornati della ricerca internazionale sulla storia cristiana del mondo moderno, il libro dello studioso nordamericano traccia in alcuni avvincenti capitoli il volto dinamico e potentemente creativo di una religione che non era lo stanco relitto di una pur gloriosa tradizione del passato, ma una forza viva che ha contribuito, con un ruolo di primo piano, proprio allo sviluppo, in un senso nuovo, della civiltà umana che - quella tradizione - aveva ospitato e fatto crescere nel suo seno fecondo.

L’elemento dinamico sta appunto, per Bireley, nella capacità di “rispondere” ai cambiamenti che si stavano dispiegando, senza chiudersi nella difesa a oltranza delle vecchie posizioni garantite. Il nuovo che avanzava era una domanda o una “sfida” che sollecitava la coscienza cattolica a reagire, attingendo dal patrimonio della sua straordinaria ricchezza idee, stimoli e progetti che poi venivano ad amalgamarsi con il vigore prorompente di scoperte e acquisizioni rivestiti del fascino di una originalità trascinante e plasticamente mobile, carica di tenace forza propositiva.

Questa parabola di intelligente messa a profitto delle risorse contenute nel proprio codice genetico è delineata da Bireley in rapporto alla fioritura dei nuovi carismi e dei nuovi modelli di santità attiva, che hanno rivoluzionato i quadri delle istituzioni della Chiesa di Roma e dilatato in senso ancora più impressionantemente pluralista il ventaglio delle sue forme di vita religiosa comunitaria, prima e dopo il concilio di Trento (mentre la Riforma, al nord, tendeva a ridurre tutto a uno schema filoparrocchiale appiattito in senso livellatore).



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