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VERSO IL MEETING/ Perché l’Italia è ancora unita?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

È stata una scelta discutibile? Qualcuno potrebbe anche avere delle legittime obiezioni. Eppure, anche chi ha una lettura molto “politica” delle vicende italiane non può che rimanere profondamente stupito e ammirato di fronte al percorso sociale, educativo, economico permeato da una visione cristiana del popolo italiano.

Mentre l’Italia del 1861, raggiunta l’unità politica, doveva fare i conti con la morte di Cavour, i primi grandi problemi sociali, un’autentica guerra contro il brigantaggio delle regioni meridionali e persino le dispute sulla capitale del Regno, il mondo cattolico dava inizio a un periodo quasi irripetibile di autentica “santità sociale”, fondando opere in campo educativo, assistenziale, sanitario e predisponendo il suo ingresso nell’assetto economico in modo mutualistico, con la fondazione di casse rurali, cooperative, organizzazioni operaie, che avevano lo scopo dichiarato di difendere i ceti meno abbienti della società italiana. Spesso in collaborazione, spesso in concorrenza o addirittura in contrasto con le organizzazioni operaie di ispirazione socialista, anarchica e mazziniana, questo mondo cattolico riuscì a creare una sorta di welfare prima che ancora si immaginasse l’attuale welfare state e all’interno di una legislazione carente quando non ostile ai principi della carità cristiana.

La stessa passione dei cattolici nell’accettare lo stato unitario, ma di operare soprattutto per le parti più deboli della società, si avverte con la tragedia della prima grande guerra mondiale (il secondo periodo che la mostra descrive) e poi con l’avvento del fascismo, dove la Chiesa e i cattolici preparano lentamente una “resistenza degli animi” sul piano educativo, contro le leggi “fascistissime”, contro le leggi razziali, contro la visione dello Stato che si identifica nella statolatria e nell’esaltazione del potere personale del capo.

Non si limiteranno solo a questo i cattolici. Mentre la Chiesa diventerà l’unica istituzione a cui si affideranno gli italiani, molti cattolici parteciperanno attivamente alla Resistenza e nello stesso tempo si prepareranno alla gestione della futura rinascita del Paese.



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COMMENTI
17/08/2011 - poniamoci domande e diamoci risposte (francesco taddei)

17-8-2011 il presidente della provincia di Bolzano annuncia che toglierà dalla segnaletica locale la traduzione in italiano, la lega nord propone scuole di dialetto,i giornalisti e gli italiani in generale infilano nel parlato parole straniere senza saperne il significato ma fanno tanto "global", tra brava gente del nord e brava gente del sud ci si evita come la peste, meritocrazia zero, ruolo internazionale nullo e tanto altro ancora. C'è qualcuno che ancora la vuole l'ITALIA? bisognerà pur chiederselo dopo 150 anni e non soltanto evidenziando gli errori commessi dai savoia prima, fascismo e dc/pc/psi poi, ma anche guardando i risultati ottenuti. per esempio aver raggiunto il settimo più alto tenore di vita del mondo, che abbiamo ancora oggi.

 
16/08/2011 - Una presentazione davvero bella. (Giuseppe Crippa)

Vorrei anch'io ringraziare Gianluigi Da Rold per questa bella presentazione della mostra “150 anni di sussidiarietà” che certamente sarà tra le più frequentate del Meeting ormai davvero prossimo. In precedenti articoli, relativi ad argomenti di ben minore importanza come il calcio ed il ciclismo, avevo notato con disappunto una certa approssimazione e soprattutto una partecipazione molto meno viva. In questo invece, ricco di elementi di riflessione sui contenuti ed anche di spunti sul metodo di lavoro seguito nella gestazione, Da Rold mi fa pensare di essere stato personalmente coinvolto nel lavoro o comunque di averlo studiato attentamente così da sentirlo davvero suo e soprattutto di volerci rendere partecipi con generosità dei frutti di questo impegno. Grazie!

 
16/08/2011 - Un'occasione di grande valore (Gianni MEREGHETTI)

Di grande valore questa mostra sui 150 anni dell'unità d'Italia così ben presentata da Da Rold, un'occasione da non perdere per capire cosa sia veramente successo in questi 150 anni. Ci voleva un documento storico che portasse alla discussione spesso ideologica sull'origine dell'Italia un apporto nuovo, capace di mostrare il filo rosso che ha legato la storia italiana e che ha fatto del popolo il vero protagonista. In questa direzione giusta la sottolineatura di Da Rold sugli anni della Costituente. Tutti in questi mesi hanno parlato di Costituzione, tutti l'hanno esaltata come punto di consistenza dell'unità italiana, ma come ce la presenta Da Rold è una novità assoluta. Mentre il mondo era diviso dalla guerra fredda in Italia accade qualcosa che non accade in nessun altro paese, una collaborazione tra le diverse anime del popolo, quella cattolica, quella social-comunista, quella liberale, una collaborazione che ha portato a redarre una Carta viva, una Carta in cui sono impressi la centralità della persona, i suoi legami sociali, i diritti che lo stato deve garantire perchè vengono prima della sua formazione. E' una sfida interessante quella di questa mostra, perchè accompagna a guardare dentro la storia e a confrontarsi con quanto è successo.