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VERSO IL MEETING/ San Carlo, il cristianesimo semplice che ama il popolo

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Tanzio da Varallo, San Carlo Borromeo comunica gli appestati (1616)  Tanzio da Varallo, San Carlo Borromeo comunica gli appestati (1616)

Ma lo splendore delle avventure di uomini vissuti quattro secoli fa non sarebbe nemmeno percepibile senza un tramite che ci rimetta in contatto diretto con esse. C’è bisogno di un ponte gettato sopra il baratro delle enormi distanze, che faccia risorgere per noi e ci renda di nuove “contemporanee” le cose successe in un’epoca che poi abbiamo dovuto lasciare alle spalle per procedere spediti in avanti.

Nel nostro caso, l’antefatto che ha fatto rinascere un fuoco di interessi intorno all’esperienza umana del grande vescovo-pastore della città di Milano (1538-1584) si lega a un desiderio maturato fra alcuni dei responsabili della Curia arcivescovile della Milano di oggi: quello di valorizzare il grande scenario del Meeting per proporre a un pubblico il più vasto possibile la provocatoria “attualità” della sfida a cui san Carlo cercò di rispondere, con tutto se stesso, diventando un modello per l’intero popolo cristiano rimasto fedele a Roma dopo le fratture dolorose dello scisma protestante.

Chiuso il Meeting dello scorso anno, da Milano è partita la proposta di pensare a una mostra su uno dei padri rifondatori della tradizione del cattolicesimo degli ultimi secoli. Già così, si può intuire il rilievo non comune dell’iniziativa. Nei mesi autunnali sono stati imbastiti i primi contatti e presto si è approdati alla decisione di cimentarsi nel lavoro della realizzazione pratica. Lo si è affidato a un comitato scientifico che ha riunito i rappresentanti dell’Ufficio per le comunicazioni sociali e di quello per i beni culturali dell’Arcidiocesi milanese, due dottori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana e uno dei responsabili della classe di studi “borromaici” dell’Accademia che da molti anni, all’interno della Biblioteca, promuove gli studi su san Carlo, la sua eredità e la sua epoca, in collegamento con i centri di ricerca storica di un vasto contesto nazionale e ormai non più solo tale.

L’idea di fondo che abbiamo cercato di sviluppare è quella di puntare al cuore dell’esperienza di cui Carlo Borromeo è stato il centro. Non ci interessava tanto ribadire l’esaltazione dei suoi grandi meriti e sottolineare per l’ennesima volta la vastità dell’influsso esercitato con il suo culto reso universale nel mondo. Piuttosto ci premeva mettere in luce che cosa ha generato l’intensità eccezionale della sua tempra di uomo. Da quali vene segrete sono venute fuori la fecondità della sua azione instancabile e il fascino di una testimonianza capace di una presa così duratura nel tempo? Come ha fatto a fiorire il carisma di una dedizione ostinata all’ideale diventato un tutt’uno con la sua esistenza, fino al culmine di una donazione totale di sé per il bene di una umanità amata con l’amore di un padre pieno di compassione e di benevolenza?



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