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VERSO IL MEETING/ San Carlo, il cristianesimo semplice che ama il popolo

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Tanzio da Varallo, San Carlo Borromeo comunica gli appestati (1616)  Tanzio da Varallo, San Carlo Borromeo comunica gli appestati (1616)

Predicazione, educazione alla fede, riforma del clero, liturgia, sacramenti, proposta del “vivere cristiano” come regola accessibile a tutti, anche nello spazio della famiglia e del lavoro quotidiano dei laici; realismo di una sapienza capace di investire tutti gli aspetti della realtà e di segnare l’inizio di un nuovo incontro tra la religione e il mondo profano. Ci furono consensi, adesioni, entusiasmi. Ma anche resistenze, contestazioni, polemiche, un attentato a colpi di arma di fuoco... Successi e sacrifici intrecciati uno dopo l’altro, fino al culmine drammatico della peste violenta che colpì la città nel 1576 e fece del vescovo Carlo il punto di riferimento per tutti, lo scudo di protezione sotto il quale raccogliersi per ristabilire una nuova amicizia tra il popolo e la legge troppo trascurata di Dio. Anche da qui venne lo scavo in una maturità sempre più acuta, sempre più coinvolgente. Dove alla fine su tutto trionfa, come roccia sicura a cui appoggiarsi per costruire una vita proiettata verso il suo bene più autentico, l’incandescente carità dell’amore di un uomo che risponde a una chiamata e cambia se stesso. Risponde con la sua fragile libertà allo spettacolo dell’amore “sconfinato” e totalmente gratuito di Dio, che si espande dalla croce e dalle piaghe di Cristo come dono che dà senso a ogni ricerca e ad ogni dolore dell’uomo mendicante di tutto.

Alla fine del percorso, quello che all’inizio era ancora implicito diventa chiarezza pienamente manifestata. Si arriva al Procaccini di San Carlo in preghiera davanti al Cristo morto di Brera. Si ascoltano frammenti delle ultime prediche recitate dal santo nella Quaresima del 1584. Si assiste all’evento di una fede che si fa carne e diventa motore trascinante di tutta la coscienza dell’io, attraverso l’imitazione di Cristo rimesso al centro della vita concreta. Qui pensiamo di esporre le reliquie dell’anello episcopale, del calice e del bastone pastorale di san Carlo. Sono i segni eloquenti di un destino da cui si passa al grazie riconoscente del San Carlo in gloria, che è il punto di arrivo. Ma può essere anche l’inizio di un nuovo tratto di cammino.



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