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VERSO IL MEETING/ Da Democrito a Fermi, quel grande "salto" che sfida la ragione

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La mostra sull'atomo presentata al Meeting 2011 (Fotolia)  La mostra sull'atomo presentata al Meeting 2011 (Fotolia)

Il visitatore sarà poi invitato a immergersi nell'ambiente di un laboratorio di punta di inizio '900, come quello di Rutherford a Manchester, rivivendo il dibattito che ha accompagnato l'indagine sulla struttura microscopica della materia. Ma l’aver raggiunto, già nei primi anni del Novecento,  la certezza che la materia è strutturata in atomi e che questi hanno un nucleo, non ha significato affatto che era stato capito tutto dell'atomo e del nucleo. Anzi, proprio questa certezza è diventata immediatamente il terreno di nuove domande e di nuove scoperte.

Dai tempi di Rutherford a oggi, quel particolare aspetto della realtà naturale che chiamiamo atomo ha assunto sempre più il carattere di un oggetto reale, da investigare per capirne meglio la natura. Nel frattempo ha cambiato ripetutamente volto, passando da indivisibile a divisibile, da oggetto pieno a campo di forze. Con analoga logica sperimentale e con tecnologie via via più sofisticate, la natura della materia è stata esplorata sempre più in profondità, arrivando a svelare la struttura interna dei nuclei atomici stessi. Il visitatore verrà invitato a entrare virtualmente nei più avanzati laboratori, quali il Cern di Ginevra e il Culham Laboratory di Oxford, ma vedrà anche esposte alcune strumentazioni originali utilizzate tuttora in questi laboratori. 

E non c’è solo la ricerca di base sulla natura della materia: il progresso della scienza ha portato anche a sfruttare l’enorme energia racchiusa nei nuclei, quell’energia che, grazie soprattutto agli esperimenti di Fermi, con i ragazzi di via Panisperna, ha permesso di produrre e controllare i processi di fissione nucleare. Ma la scienza sta andando più avanti, con la straordinaria prospettiva di avere a disposizione, un domani, la stessa forma di energia che tiene accesi il Sole e le stelle: la fusione nucleare.

Al termine della mostra è importante fare qualche considerazione cercando di rispondere alle domande che hanno animato questo percorso. In alcuni casi, come per Rutherford, si giunge a veri e propri “punti di non ritorno”; ma arrivare a delineare in modo stabile certi tratti del mondo fisico non è soltanto l’esito di un automatismo: non sono i puri dati sperimentali a costituire il “risultato”, essi sono una trama di indizi, di “segni” che indicano qualcosa oltre se stessi. La scoperta di Rutherford non fu il semplice conteggio dei rimbalzi delle particelle alfa, ma riconoscere ciò che essi significavano: c'è sempre cioè un “salto di qualità” tra l’insieme dei dati e il diventare certi di qualche cosa.



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