BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Scerbanenco e quei gialli alla scoperta del "pozzo" della vita

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Giorgio Scerbanenco (1911-1969)  Giorgio Scerbanenco (1911-1969)

“Hai freddo?”, lui disse.

“No, sto bene”, gli disse, quasi gridando per vincere il sonoro furore del vento ghiacciato, ormai erano all’autostrada, cento chilometri, neppure un’ora con la potente moto, e poi il mare, con lui, ma prima dell’ingresso sull’autostrada egli si fermò e le volse il viso sfregiato da una smorfia di dolore: “Nini, non gliela faccio”, mise i piedi a terra, “sono stato sveglio tutta la notte per il mal di denti, col freddo mi fanno sempre tanto male, non volevo dirtelo, mi piaceva tanto portarti al mare, ma è un dolore che divento pazzo”, la guardò umiliato.

Battendo i denti lei sorrise felice: “Torniamo a casa, non fa niente”.

 

Scerbanenco era convinto che la vita fosse un pozzo delle meraviglie, in cui c’è dentro tutto, stracci, brillanti e coltellate in gola. In questa pagina ci sono gli stracci di una scrittura parlata che si fa apprezzare per la sua accuratezza e la luce di un inverno riscaldato dalla febbre sì, ma anche da un amore che sa rinunciare, che è sincero, che tace e che è contento. Le uniche coltellate, questa volta, sono solo le sferzate del vento alla velocità della moto. E, fortunatamente, per poco.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.