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ANTICIPAZIONE/ 2. Buscaroli e Boitani: l’umiltà di Cézanne sconfigge il dubbio di Amleto

Paul Cézanne, Autoritratto Paul Cézanne, Autoritratto

“Sotto” il pennello di Cézanne, spiega Buscaroli, c’è la durezza di un rapporto inesorabile nei confronti del destino: «l’idea di un compito da portare a termine che va al di là della pittura, un dovere che a lui si presenta ogni giorno sotto l’aspetto della montagna di saint Victoire. C’è in Cézanne il senso di un compito mistico da assolvere, per concludere una missione che gli è stata affidata, resa presente dal dispiegarsi delle cose. In questo c’è un fondo profondamente religioso, e lo si vede nel lavoro: per lui il lavoro è qualcosa da svolgere con l’intensità di chi deve “render conto”».

Di fronte a Cézanne sta il principe del dubbio. «Amleto non è solo dubbioso, spiega Piero Boitani, non solo investe la realtà, dalla trama delle vicende umane al destino degli uomini, con dubbi di ogni sorta; questo determina in lui una paralisi totale, perché nella prima parte del dramma Amleto non si muove, non agisce, e se lo rimprovera continuamente lui stesso. Qualcosa dopo cambia, è vero: nella seconda parte del dramma, quando torna in Danimarca dall’Inghilterra da dove è stato spedito per essere ammazzato - lui non lo sa, ma lo saprà -, è un personaggio cambiato, sembra avere meno dubbi. Non risolve i suoi dubbi esistenziali, però agisce, uccidendo lo zio nel duello fatale».

Ma il suo dubbio è una tappa nel processo conoscitivo della realtà, o è una “malattia” della ragione, come nella mentalità già tipicamente moderna? «La genialità di Shakespeare - risponde Boitani - è di averci dato un archetipo antico e moderno insieme. Perché da un lato Amleto è un personaggio come Oreste (nell’Orestea, trilogia di Eschilo, ndr), un figlio spodestato che dovrebbe compiere la vendetta, e in questo è antichissimo; ma è anche moderno, perché conosce la logica, la filosofia moderna, come è evidente dal modo in cui ragiona. Non solo: apre ai problemi che saranno tipici del pensare otto-novecentesco. Tutto poi si complica se pensiamo che c’è l’Amleto che pensa e agisce nel dramma Amleto».

Si spieghi, professore. È la distinzione che esprime l’«eccesso» di Amleto di cui ha parlato Eliot, l’«emozione inesprimibile» che eccede i fatti contenuti nel testo?