BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ANTICIPAZIONE/ 2. Buscaroli e Boitani: l’umiltà di Cézanne sconfigge il dubbio di Amleto

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Paul Cézanne, Autoritratto  Paul Cézanne, Autoritratto

Chissà cosa avrebbe detto Amleto, principe di Danimarca, se invece del cranio nudo di Yorick avesse potuto interrogare l’enigmatico e tormentato Cézanne. Avrebbe potuto forse fare più strada nel cammino interiore della certezza, quella che ci fa afferrare la realtà e dà solidità alla nostra esistenza; un assillo destinato a rimanere drammaticamente non risolto, per il principe di Danimarca. Del genio dell’impressionismo,  e del personaggio shakespeariano parlano oggi al Meeting di Rimini, insieme a Davide Rondoni, Beatrice Buscaroli, storica dell’arte, e Piero Boitani, professore di letterature comparate nell’Università La Sapienza di Roma. A unire due figure apparentemente estranee, tanto da essere una immaginaria, l’altra reale come ancora lo sono le sue opere, la certezza e il dubbio, inestricabilmente connessi nella tentativo di dare corpo coi pennelli al fascino del reale, in una perenne, sia pure tormentata, come in Cézanne, e di districare i “fili” indecifrabili che governano le vicende di una corte europea, scena del dramma che l’uomo - Amleto - ha vissuto in ogni tempo.

«Il nesso, secondo me - dice a ilsussidiario.net Beatrice Buscaroli -, è questo dubbio nella certezza. È l’interpretazione della realtà che fa problema, in Amleto e in Cézanne. C’è una ricerca continua della realtà, e quindi della definizione di essa, e questa avviene anche attraverso il dubbio. Con esiti assai differenti». Il dubbio sembra stare dalla parte di Amleto, e la realtà dalla parte di Cézanne. Ma qual è l’itinerario della «realtà» in Cézanne? «Il dubbio sul valore della sua opera lo tormenta, fino alla morte, come un tarlo positivo. Molto di questo travaglio appare nelle lettere, che ci danno uno spaccato profondo della sua personalità dal tempo della gioventù fino ai suoi ultimi giorni. Esso culmina nella ricerca di una solitudine esasperata, che non può più essere confusa con la personalità stramba di un eccentrico, un folle. Era una condizione invece della sua ricerca. Nel quotidiano era un irregolare: non andò al funerale della madre perché stava lavorando. Aveva eliminato ogni rapporto anche umano che non fosse legato all’esperienza della pittura».



  PAG. SUCC. >