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ANTICIPAZIONE/ 2. Buscaroli e Boitani: l’umiltà di Cézanne sconfigge il dubbio di Amleto

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Paul Cézanne, Autoritratto  Paul Cézanne, Autoritratto

«Sì. egli non riesce mai a risolvere definitivamente alcun problema, non riuscendo a provare - appunto - al di là di ogni ragionevole dubbio la colpevolezza dello zio. Ha soltanto le parole del fantasma del padre, ma lui stesso ammette che il fantasma potrebbe dire il falso, essere un demonio, mandato per ingannarlo. Nella cappella lo zio confessa il delitto, e Amleto è nascosto proprio là, ma non sente, e la prova non la ottiene! Oltre i dubbi dell’Amleto protagonista, la storia messa in scena è una cosa complessa di cui non si riescono a raccogliere con precisione tutti i fili, proprio perché Shakespeare li ha lasciati sospesi e per questo Amleto è il più complesso dei suoi drammi. I conti, insomma, non tornano. Il viaggio di Amleto in Inghilterra non si sa come avvenga e cosa accada. Siamo sicuri che Amleto ami Ofelia? Alcune sue parole non sono esattamente quelle di un innamorato. Non si sa poi se la madre di Amleto, la moglie del vecchio re, è stata complice dell’assassino oppure no. Nella trama si apre una strada nuova ad ogni angolo».

La filosofia di Amleto non approda dunque alla realtà? «attenzione, perché il suo pensare - prosegue Boitani - non è mai avulso dal contatto con la realtà. In Amleto la realtà c’è come sorgente della domanda, perché egli si interroga su grandi questioni fondo come il destino, la morte, la vita... Le domande che Amleto si pone sono quelle di ognuno di noi. Ma per Amleto l’esistenza, per usare il titolo del Meeting, non sarà mai una immensa certezza - conclude Boitani -. Prima di morire Amleto vede una specie di luce in fondo al tunnel, ne parla con Orazio, però non va oltre. Non c’è un approdo. L’amico Orazio, quando Amleto è appena spirato, dice “e adesso il volo degli angeli ti porti cantando al tuo riposo”… ma è Orazio che parla, non Amleto».

La ricerca dell’approdo mancato da Amleto fa invece di Cézanne un uomo profondamente religioso, spiega Beatrice Buscaroli. «Cézanne vuole tornare alla realtà. Raccoglie l’eredità degli impressionisti, in particolare di Pizzarro, però con l’idea di risolidificare la forma, di riportarla ad un sua coerenza antica e molto più presente, nel senso che le derive di legame e i vapori dell’ultimo impressionismo sono il punto da cui egli riparte per fare il contrario. Un nuovo “ricostruttore” dell’universo. Egli insegue la certezza della realtà, e quello che affascina in lui è il timore che questa certezza sfugga ma non per questo egli rinuncia al suo lavoro. il suo è l’animo di un credente sui generis, con una sua religiosità personale, quella di chi è convinto che nelle cose ci sono le vestigia di Dio. Ecco perché nelle sue creazioni si avverte una divinità sempre presente. In un modo che ricorda un po’ Michelangelo, egli vede una grandezza inarrivabile di fronte alla quale l’uomo non può che inchinarsi e ringraziare».

 

 

 

 



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