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NEWMAN/ Quella certezza conquistata in tre "tappe"

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La beatificazione di Newman avvenuto lo scorso 19 settembre (Foto Ansa)  La beatificazione di Newman avvenuto lo scorso 19 settembre (Foto Ansa)

Il grande Eliot diceva di Newman: “Conosco pochi scrittori religiosi che siano più rilevanti per i nostri tempi”. Che cosa rende Newman interessante per i nostri tempi? Può sembrare paradossale, ma la risposta si trova nella coscienza con cui Newman si è sentito chiamato da Dio per un compito preciso che non era dato ad altri, per una missione.

Così lo spiegava Giovanni Paolo II: “Newman nacque in un momento preciso, il 21 febbraio 1801, in un luogo preciso, Londra, e in una famiglia precisa, primogenito di John Newman e di Jemina Fourdrinier. Tuttavia la missione particolare che Dio gli affidò garantisce che John Henry Newman appartiene ad ogni epoca, luogo e persona”.

Non esistono infatti frontiere di tempo o di spazio per un uomo che vive la missione affidatagli in modo unico e irripetibile da Dio. L’uomo che dentro le sue concrete circostanze storiche - famiglia, lingua, cultura, mentalità - risponde alla chiamata di Dio acquista un valore universale, in primo luogo per se stesso e quindi anche per gli altri.

Il permanere dell’interesse per la figura di Newman non dipende soltanto dalla sua innegabile genialità, ma dalla sua fedeltà alla missione ricevuta. È questa la dinamica dell’esperienza cristiana, che non ha bisogno di prescindere dai suoi connotati particolari per raggiungere il mondo intero e tutte le epoche storiche.

Newman dimostra la sua rilevanza proprio nel contesto di un Meeting dedicato alla certezza: “E l’esistenza diventa un immensa certezza”. Se uno scrittore si è interrogato sulla natura della certezza, sulle sue condizioni e sull’influsso che essa ha nella vita quotidiana, è proprio Newman. Egli racconta come per tutta la sua vita cercò di comprendere questo problema decisivo per la ragione e per la fede, e, giunto a 70 anni, pubblicò quella che è la sua opera più importante: la Grammatica dell’Assenso.

Potremmo dire che durante tutta la vita si era paragonato con il tema del Meeting e in quel libro raccoglieva il frutto del suo lavoro. Giovanni Paolo II lo sottolinea efficamente: “Newman nacque in un’epoca travagliata non solo politicamente e militarmente, ma anche spiritualmente. Le vecchie certezze vacillavano e i credenti si trovavano di fronte alla minaccia del razionalismo da una parte e del fideismo dall’altra [...]. In quel mondo Newman giunse veramente a una sintesi eccezionale fra fede e ragione”. Infatti, la sua lotta per chiarire la natura della certezza non aveva semplicemente uno scopo accademico. Egli accettó la fatica di pensare questi problemi perché essi sono decisivi per la vita dell’uomo.



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