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TEMA MEETING/ E l’esistenza diventa una immensa certezza

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-1601)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-1601)

Come ancora osserva don Giussani, è grazie a un «dono dello Spirito» che l’uomo può diventare, appunto, consapevole della «gratuità abissale» del suo essere, scoprendo che la solitudine e l’impotenza sono vinte grazie alla forza di un Altro. Ed è solo perché questa realtà misteriosa ci raggiunge di continuo, e non per una nostra illusione o peggio per una nostra presunzione, che la certezza può diventare “immensa”.

C’è sempre, nella vita di un uomo, un punto in cui questo significato almeno una volta si è reso manifesto, attraverso la testimonianza di uomini certi; ed è quello che la tradizione cristiana ha chiamato con il nome più oggettivo e laico, cioè il meno ideologico o clericale che si possa immaginare: che noi siamo chiamati ad essere in ogni istante, che il nostro io è “vocazione”, che noi siamo strutturalmente in rapporto con quello che ci dà l’esistere e con Chi ci dona il senso dell’esistere; e questo senso non è mai una motivazione astratta ma si gioca sempre in incontri storici, nei “casi” della vita, appunto.

Non si tratta, come si può vedere, di un programma elaborato dai filosofi, ma di un fenomeno che permette un’inaspettata novità per la stessa filosofia, intesa qui come la domanda cosciente della ragione sul senso ultimo di sé e del mondo. Per me personalmente, la verifica più interessante e anche più stringente di questa novità nel mio lavoro filosofico, è stato scoprire che la certezza inaugurata da Cristo è l’unico caso in cui una risposta totale e ultima alla domanda dell’uomo non annulla questa domanda, semplicemente risolvendola, ma anzi la rimette in moto, la alimenta, e addirittura l’esalta come la strada propria dell’umano. Al contrario di quanto si ritiene abitualmente, per pigrizia o per inesperienza, è solo un uomo certo che può essere veramente inquieto e finanche godere della propria inquietudine, come un’attesa che permette alla certezza di riaccadere sempre.

È davvero singolare questa dinamica dell’esperienza svelata dal cristianesimo: proprio perché la certezza non è una nostra costruzione, essa è ciò di cui abbiamo veramente bisogno per tutte le nostre costruzioni, sia a livello personale che sociale. È questo che in fondo fa la differenza nella storia: non solo che la certezza sia più o meno assicurata dal funzionamento delle strutture dello Stato (che comunque resta un fattore di grande importanza: basti pensare alla vertiginosa moltiplicazione di incertezza che in questi giorni sta condizionando la vita economica, lavorativa e politica di moltissimi paesi), ma che siano in gioco degli uomini, i quali, per una certezza vivente su di sé, possano affrontare le tante situazioni di crisi, e guardarle in modo diverso, direi più concreto e più realistico. Ogni crisi infatti può essere guardata come una chance per comprendere tutta l’ampiezza del nostro bisogno, e paradossalmente per riconoscere che c’è un bisogno irriducibile a tutte le nostre strategie di soluzione. Ma, appunto, è grazie a questo bisogno più grande, immenso, che possiamo tentare di dar risposte efficaci ai tanti bisogni della vita e della società. Potremmo descrivere questo percorso come il passaggio dall’assistenzialismo al protagonismo, da un’immagine di certezza come un’assicurazione che garantisca dagli imprevisti della vita a una certezza come il riconoscimento del significato irriducibile e inesauribile di noi stessi, e come affezione, adesione, decisione per esso.

C’è un sintomo che forse più degli altri attesta questo lavoro della certezza, ed è che cambia la percezione del tempo. Il tempo infatti può rappresentare la grande, inevitabile  contestazione di ogni sicurezza, per il semplice fatto che destina tutto a passare; ma può essere anche la grande prova, la più radicale verifica della certezza riguardo alla ragione per cui siamo al mondo. E il segreto di questa verifica, il motore del tempo, se così posso esprimermi, è il nostro domandare. Ogni qualvolta un uomo chiede il “perché” di sé, degli eventi, delle cose accade una novità – piccola o grande che sia – nel flusso altrimenti meccanico o caotico degli eventi, e il tempo diventa storia: non solo un passare di accadimenti, ma l’accadere dell’io.



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