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TEMA MEETING/ E l’esistenza diventa una immensa certezza

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-1601)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-1601)

A livello di esperienza individuale, sono cambiate soprattutto le nostre preoccupazioni e le nostre ansie rispetto all’incapacità di far fronte con i nostri mezzi alle minacce dell’imponderabile e del caso: «A farci sentire un’incertezza più orrenda e devastante che in passato sono la novità nella percezione della nostra impotenza e i nuovi sospetti che essa sia incurabile»(2). Da un lato dunque l’incertezza appare insuperabile; dall’altro lato, però, questo non significa – come ci si aspetterebbe – una rinuncia a trovare assicurazioni per l’esistenza: e da tale contrasto nasce una sempre più diffusa paura.

Così l’organizzazione sociale, che nell’epoca moderna era stata pensata come un argine rispetto all’instabilità e alla conflittualità della natura (pensiamo per esempio a Hobbes), finisce per amplificare e moltiplicare i motivi dell’incertezza. Le soluzioni che finora lo Stato sociale e assistenziale presumeva di poter garantire ai cittadini sono state scaricate sulla capacità dei singoli a trovare risposte individuali a problemi di ordine sociale(3); e tuttavia il più delle volte tale capacità appare come una finzione, perché non ci sembra proprio di possedere la conoscenza e la potenza adeguate per far fronte ai pericoli e agli imprevisti della vita. E questo ha come esito «perdita di autostima, vergogna per essere inadeguati di fronte al compito e umiliazione». E quasi a suggello di questa breve storia dell’insicurezza moderna, Bauman conclude: «Tutto ciò concorre all’esperienza di un continuo e incurabile stato di incertezza, cioè l’incapacità di assumere il controllo della propria vita, venendo così condannati a una condizione non diversa da quella del plancton, battuto da onde di origine, ritmo, direzione e intensità sconosciuti».

L’incertezza ci si presenta così come una sorta di “precariato” dell’esistenza: ma se da un lato noi continuiamo ad aspettarci dalla tecno-scienza un controllo previsionale della natura fisica, e a rivendicare dallo Stato la tutela dei nostri diritti individuali e sociali; dall’altro lato queste aspettative e queste rivendicazioni finiscono forse con il coprire quel livello più radicale e più inquietante che sempre, poco o tanto, l’insicurezza rende evidente, e cioè che non siamo i padroni del nostro destino. Ma allora si pone una domanda: la mancanza di certezza coincide totalmente ed esclusivamente con la nostra incapacità a far fronte agli imprevisti della vita, ai casi della natura e agli accidenti della storia? Se la risposta è sì, allora l’incertezza è solo il riverbero di uno scacco, di una condanna, qualcosa come una maledizione. Ma se guardiamo più attentamente, essa è in grado di attestare anche qualcos’altro, vale a dire il nostro essere-esposti costitutivamente a ciò che accade, che ci raggiunge, ci tocca, e per ciò stesso ci spiazza, ci provoca, ci chiama in causa.

Il punto essenziale è dunque quello di non ridurre questo fenomeno dell’incertezza: il disagio che esso induce è innegabile e inaggirabile: ma proprio in quanto tale esso si mostra come il segno di un enigma più profondo e la traccia di un’inquietudine più radicale, e cioè del fatto che il nostro compimento, la nostra realizzazione piena non è in definitiva realizzabile da noi. E questo certamente a motivo della limitatezza della nostra esistenza individuale – ma non solo per questo; e certamente anche per l’inadeguatezza di tutti quei progetti, scientifici e politici che ci avevano promesso un controllo più sicuro e un senso più pieno della vita e del mondo – ma non solo per questo. In gioco c’è qualcosa di più, e cioè che noi siamo un bisogno insopprimibile di certezza che non riusciamo mai effettivamente a colmare. Anche se il più delle volte copriamo questa impossibilità semplicemente – e comodamente – negando tale bisogno. Che invece torna immancabilmente ad imporsi, anche qualora fossimo garantiti nei nostri diritti e assicurati nelle nostre aspettative da parte di leggi e strutture superiori. Bisogna dunque accorgersi di questo fattore e cercare di riconoscerne il richiamo.

 

2. La lotta impari con la fortuna: alla ricerca della certezza perduta. Qui si riapre tutta la grande pretesa che ha sempre impegnato il pensiero filosofico, soprattutto nell’eta moderna: essere all’altezza di riconoscere, spiegare e risolvere il dramma della certezza. Più ancora dell’incertezza, infatti, è la certezza ad essere una possibilità drammatica per gli esseri umani, poiché essa sempre implica un’alternativa di fondo: o seguire l’ipotesi che vi sia un significato certo di sé e del mondo, da accogliere e verificare, oppure al contrario ritenere che esso sia solo una produzione, più o meno riuscita, della nostra mente.



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