BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TEMA MEETING/ E l’esistenza diventa una immensa certezza

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-1601)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1600-1601)

È stato soprattutto John Henry Newman a mettere a fuoco lo stupefacente fenomeno dell’assenso, quale condizione permanente della certezza umana. Tutti gli oggetti che noi conosciamo, siano essi cose concrete (cioè apprese per esperienza diretta e per immagini), siano essi nozioni interne alla nostra mente (che inferiamo per via indiretta da altre cose), richiedono un atto di assenso del nostro spirito. Ora, a noi sembrerebbe quasi ovvio dire che il nostro assenso sarà tanto più certo, quanto più i nostri ragionamenti sono sviluppati attraverso una dimostrazione logica, ossia attraverso una concatenazione necessaria di nozioni (come accade per esempio in una legge fisico-matematica). E viceversa, quanto meno i nostri ragionamenti dipendessero da una deduzione logica (come ad esempio accade nei rapporti tra gli esseri umani), tanto meno certo dovrebbe essere il nostro assenso. Newman ribalta invece la questione, permettendoci di scoprire una dinamica sorprendente, che peraltro è sempre all’opera nella nostra conoscenza quotidiana: è proprio quando i nostri ragionamenti seguono la via della probabilità, cioè quando essi non si sviluppano attraverso una piena dimostrazione razionale di verità, bensì, più modestamente, attraverso illazioni da segni non del tutto espliciti, ma bisognosi di attenzione e di interpretazione da parte nostra, ebbene proprio allora l’assenso può essere incondizionato, cioè pieno di ragioni. E questo non in maniera avventata o infondata, ma con piena legittimità: quanto più è aperta l’avventura dell’interpretazione dei segni della realtà, tanto più è urgente, ma anche pienamente possibile, il percorso della certezza.

 

«L’assenso in base a ragionamenti non dimostrativi [cioè non immediatamente evidenti per sola coerenza logica] è un atto troppo universalmente riconosciuto per essere irrazionale, a meno che non sia irrazionale la natura umana; è troppo familiare alla menti più prudenti e lucide, per essere una debolezza o una stravaganza. Nessuno di noi può pensare o agire senza accettare delle verità, non intuitive, non dimostrate, eppure sovrane. Se mai la nostra natura possiede una costituzione e delle leggi, una di esse consiste nell’accettare assolutamente, come vere, delle proposizioni che si trovano al di fuori del campo ristretto delle conclusioni alle quali è vincolata la logica»(16).

 

Sono molteplici i casi in cui noi diamo il nostro assenso incondizionato a cose che ci si presentano con delle prove solo probabili e non dimostrate in senso assoluto: tutti per esempio crediamo (believe) indubitabilmente di esistere, di essere nati in una certa data, di essere individui con una identità; così come tutti crediamo senza dubbio che esiste un mondo esterno e che esistono altri io diversi da noi, che ieri è successo un certo avvenimento e così via. Ma molteplici sono anche i casi in cui il fondamento della certezza è dato dalla fiducia che riponiamo in qualcuno. Come quando (l’esempio è di Newman) una madre insegnasse al suo bambino a ripetere un verso di Shakespeare – come «La virtù stessa si volge in vizio, quando è male applicata» – e suo figlio le chiedesse cosa significhi: allora lei potrebbe rispondergli che è ancora troppo giovane per capirlo, ma che quel verso possiede «un bel significato» (a beautiful meaning), che egli in futuro potrà comprendere. Allora il bambino, «confidando» nelle parole della madre (in faith on her word), potrebbe dare il suo assenso alla proposizione espressa nel verso shakespeariano, ossia «non al verso che aveva imparato a memoria e il cui significato sarebbe fuori dalla sua portata, ma al suo essere vero, bello e buono»(17). Questo assenso possiede «una forza e una vivacità» (a force and life) superiore ad altri assensi, perché per il bambino «la sincerità e l’autorevolezza della madre non costituiscono una verità astratta o la materia di una conoscenza generale, ma sono legate all’immagine e all’amore della sua persona, che è parte di lui», tanto che egli «non esiterebbe a dire che darebbe la vita per difendere la sincerità della madre»(18).

Sarebbe dunque scorretto confondere la dinamica del nostro assenso a proposizioni vere (cioè ad affermazioni circa la verità delle cose) con il grado di dimostrabilità logica di esse. Non che la prova logica non sia importante, s’intende, ma se la si assume come unico criterio del nostro assenso, sarebbe come se (secondo un altro esempio di Newman) per avvertire il fresco che ci viene dall’aria aperta ci limitassimo a leggere i gradi segnati sulla colonnina di mercurio di un termometro, come se fosse il mercurio in sé la causa della vita e della salute: «Se proviamo caldo o freddo, nessuno ci convincerà del contrario insistendo che il termometro segna 15 gradi. È la mente che ragiona e dà l’assenso, non un diagramma su un pezzo di carta»(19).



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >