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IDEE/ Barcellona: così le nostre illusioni hanno "ucciso" l’Imprevisto

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La nostra epoca è stata definita da un illustre sociologo come quella del rischio e dell’incertezza giacché ciascun individuo, donna o uomo, ragazza o ragazzo, è particolarmente esposto all’irruzione dell’imprevisto che proviene da un mondo esterno caratterizzato da permanenti innovazioni. Questa peculiare diffusione del rischio, che tende a gravare sulla scelta dell’azione adeguata alle circostanze, è tipica di una società che non riesce più a stabilizzarsi secondi modi di comportamento definiti dalla Tradizione.

La società del rischio è una società opposta alla società tradizionale giacché il suo proprium consiste nel “trattamento” dell’imprevedibilità che può provocare disorientamento e anomia per l’assenza di modelli di riferimento. Si capisce che in società di questo tipo, come quella in cui siamo immersi, la certezza appare una meta agognata da tutti come l’approdo alla terraferma di un naufrago che è stato costretto per un lungo periodo a vivere su una zattera.

Questa situazione di incertezza è ormai percepibile da ciascuno di noi solo che presti un minimo di attenzione alla volatilità dei titoli di borsa, come ci vengono presentati giorno per giorno con paurose oscillazioni fra valori positivi e valori negativi che stanno simbolicamente a rappresentare enormi spostamenti di ricchezza da un territorio all’altro, da una categoria sociale all’altra, da uno stato all’altro. Già la visione di queste enormi oscillazioni crea sentimenti diffusi di panico rispetto al futuro e sembra esigere una risposta di stabilità che restituisca un minimo di certezza sulle prospettive di vita legate all’andamento dell’economia che, come è noto, è diventato un nodo centrale della nostra esistenza.

Paura del rischio e incertezza rischiano di diventare così il punto di avvio di una dinamica sociale che richiede risposte rassicuranti e che, proprio per questo, è disponibile a chiunque prometta di uscire dalla precarietà di un’emergenza continua.

Se si guarda tuttavia con occhio un po’ più distaccato alla congiuntura presente si può forse proporre una diversa lettura di questa condizione diffusa nell’epoca contemporanea e ipotizzare, ad esempio, che l’incapacità di sopportare l’incertezza e la richiesta costante di rassicurazioni nascondano un turbamento più profondo degli esseri umani nel loro rapporto col mondo esterno. Un indice significativo di questa ricerca quasi ossessiva della certezza è sicuramente la diffusa mancanza di fiducia negli altri, nel prossimo e nelle élite politiche, che sta avvelenando persino i rapporti interpersonali.



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