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IDEE/ Barcellona: così le nostre illusioni hanno "ucciso" l’Imprevisto

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Nella contemporaneità è stata totalmente dissolta l’esperienza dell’impotenza di fronte all’universo e si è perso il senso del limite che imponeva di affidarsi agli altri e all’Altro laddove si avvertiva la mancanza delle proprie forze. La certezza è diventata una prestazione del sistema di calcolo e non già il contenuto di una relazione in cui il rapporto col mistero dell’altro restituisce a ciascuno il senso della propria misura. L’ignoto e il mistero hanno perso il ruolo di costruzione della nostra identità mortale per cui abbiamo smarrito quella sensazione di essere guardati dall’ignoto con cui gli scrittori, gli inventori e gli artisti vedono il mondo. Gli scrittori e gli inventori portano su di sé il peso doloroso dello sguardo dell’ignoto e del mistero, e cioè riescono a reggere con la propria identità l’idea che nella propria opera non tutto sia riducibile a conoscenza e volontà. L’Ignoto e il Mistero sono infatti l’Alterità che ci impone limiti e ci costringe a sopportare lo Sguardo dell’Altro nella speranza di poterlo incontrare al di là dei limiti delle conoscenze umane, istituite nei saperi specializzati.

Il modo in cui il Mistero e l’Ignoto si presentano nell’esperienza umana è quello del linguaggio simbolico giacché solo la parola simbolica consente di mettere in relazione ciò che è presente ai nostri occhi con ciò che è assente e ignoto ma di cui avvertiamo la insopprimibile esigenza. Si può dire sotto questo profilo che la Parola Simbolica ha origine nella sensazione dell’enigmaticità di ciò che ci sta di fronte e di un rinvio ad un altrove di cui non possiamo controllare compiutamente gli elementi. Quando si pronuncia una parola simbolica come Mamma, Croce, Patria, si rende presente nel discorso ciò che le parole non possono descrivere se non mediante un rinvio ad un Altro e ad un Altrove che può essere rappresentato solo mentalmente. Una madre assente viene collegata alla propria vita attraverso la parola che la evoca senza che questo rappresenti una immediatezza materiale della persona evocata con la parola. Il significato simbolico della parola è indissolubilmente legato alla limitatezza della presenza rispetto al desiderio della persona che la pronuncia.

Come ha scritto Wittgenstein noi ci troviamo continuamente a fare i conti con i limiti del linguaggio non solo perché di molte realtà spirituali non riusciamo a trovare una coerente espressione linguistica ma anche perché la parola che noi adoperiamo  non coincide mai con la cosa che vogliamo rappresentare.



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