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IDEE/ Barcellona: così le nostre illusioni hanno "ucciso" l’Imprevisto

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Tra la parola e la cosa esiste sempre uno scarto che rinvia all’esperienza concreta di un mondo dove esistono soltanto relazioni pratiche e azioni. Questo scarto è parzialmente colmato dalla capacità della parola di veicolare un significato simbolico e il simbolo, come si sa, è sempre un ponte tra ciò che posso sperimentare e ciò di cui non faccio esperienza, tra il noto e l’ignoto. Un bimbo può tranquillizzarsi ripetendo la parola “mamma” anche quando la mamma non è presente e si trova altrove. Il Valore Simbolico della parola, che è una tipica e originale connotazione del linguaggio umano, permette di distinguere la parola dal segno che, invece, istituisce la contestualità tra immagine e cosa: se mostro ad un cane una scodella, essa si associa immediatamente al cibo. Il segno è un legame assolutamente certo tra una cosa e un gesto, il simbolo è invece un atto di fede nel legame tra una parola e un affetto. La parola “mamma” ha un significato simbolico perché rende presente al bambino l’affetto della madre.

Per ciò gli uomini hanno prodotto un’immensa quantità di parole simboliche che hanno addomesticato l’incerta oscurità del mondo circostante rendendolo traducibile nel linguaggio dell’affettività. Posso  non avere alcuna nozione teoretica del problema di Dio, ma posso amarlo perché tutta la presenza del mistero nel mondo delle cose è una Metafora della sua esistenza. Per questa ragione tra il mistero, la creazione simbolica e il linguaggio umano c’è un nesso strutturale profondo senza il quale la vita umana diventa un commercio di segni che addomesticano i comportamenti ma non producono più pensieri e rappresentazioni mentali.

Queste considerazioni consentono già di esprimere un giudizio critico sull’ansia di certezze assolute e di spiegazioni esaustive che oggi caratterizza il rapporto col mondo esterno, e che impedisce di avere un rapporto con la dimensione enigmatica e misteriosa della condizione umana. Paradossalmente la ricerca della certezza attraverso le conoscenze istituite rischia di negare la persistenza del Mistero della condizione umana e di precludere ogni accesso alla via della fede in un’Alterità non perfettamente controllabile dalla nostra intelligenza.

Nell’epoca dell’ansia di certezze rassicuranti, a mio parere, bisogna recuperare la percezione del Mistero e dell’Ignoto, e le parole che ci permettono di convivere con la sensazione di smarrimento che prova chiunque abbia perso ogni punto di Riferimento Trascendente.

Gran Mistero è la Vita e nol comprende che l’ora estrema…”.

(A. Manzoni)



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