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CAFARNAO/ García: non bastano i reperti, servono gli occhi degli apostoli

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I resti della Sinagoga di Cafarnao  I resti della Sinagoga di Cafarnao

La compagnia cristiana nasce dall’incontro casuale tra due giovani di Cafarnao e un uomo di Nazareth, tutti quanti mossi dall’attesa e dal desiderio di compimento delle promesse antiche. Ascoltando e seguendo Giovanni Battista l’amicizia tra questi tre è diventata solida fino al punto di desiderare di rimanere insieme. E Gesù di Nazareth se ne è andato ad abitare con loro, nel loro paese. Così Cafarnao è diventa la città di Gesù. Gli abitanti di questo villaggio sono stati i primi a sentire l’annuncio del Regno di Dio e a vedere il suo inizio nei miracoli compiuti da quest’ospite, così eccezionale come inatteso.

La mostra “Con gli occhi degli apostoli” è centrata su questo paese dove è vissuto Gesù durante la sua vita pubblica. Certamente l’interesse per Cafarnao non nasce dalla bellezza naturale o artistica del posto, che certamente c’è, ma dal suo legame con questo uomo e la sua pretesa. Se Gesù di Nazareth si è posto nel mondo come risposta al mio dilemma umano, alla mia domanda di significato, mi interessa capire di più quello che lui ha fatto e detto, quello che è accaduto a Cafarnao e nel territorio della Galilea. Ci interessa conoscere cosa è successo con il suo arrivo, cosa hanno visto in lui i suoi abitanti, e soprattutto come mai alcuni di loro si sono affezionati così tanto a quest’uomo da andargli dietro fino a dare la vita per lui. La mostra vuole manifestare il cammino di conoscenza e certezza fatto dai primi discepoli.

A questo scopo ci aiuterà immedesimarci nei racconti evangelici, che sono la testimonianza lasciata dai discepoli. Tutto quello che noi sappiamo su Gesù è giunto a noi grazie alla testimonianza degli uomini che Lo hanno seguito nel suo girovagare per le sinagoghe e i campi della Palestina. Come afferma Benedetto XVI nel suo libro Gesù di Nazareth il Gesù reale è il Gesù dei Vangeli, con la sua pretesa di divinità, con la sua eccezionale umanità, con la sua capacità di fare miracoli. La mostra si serve anche di tutto il lavoro archeologico fatto dei francescani dello Studium Biblicum Franciscanum e della ricerca storica. Così si fa più palese la ragionevolezza della fede cristiana.

Certamente il nostro Dio, incarnandosi in un uomo, si è fatto oggetto dei nostri sensi e della nostra ragione, dalla nostra ricerca. Ma Gesù è una persona e non si può ridurre a un oggetto misurabile, a una cosa che si afferra e manipola. In realtà Gesù ha voluto soprattutto diventare soggetto di un rapporto, ha voluto farsi vicino e compagno di cammino. E il rapporto personale richiede un uso della ragione diverso da quello di chi si fa giudice supremo e ultimo di tutto. Nel rapporto umano serve la ragione assetata di verità, desiderosa di conoscere; serve la ragione destata dallo stupore e attratta dal bene e dalla bellezza.



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