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TEMA MEETING/ 2. Bertinotti: non ho una certezza ma non smetto di cercare

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Fausto Bertinotti (Foto: IMAGOECONOMICA)  Fausto Bertinotti (Foto: IMAGOECONOMICA)

Nel suo articolo 3 c’è una cosa maturamente laica. Non dice che il compito dello stato è il raggiungimento della felicità, ma quello di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono lo sviluppo della persona umana. Sono elementi di realismo politico e civile, frutto di altrettante certezze civili e politiche di chi ha investito il presente con una grande passione.

Il disagio personale con il quale lei accusa le contraddizioni del capitalismo non è il sintomo di un fatto profondamente umano, e cioè che noi non abbiamo un bisogno di certezza - sulle sorti e sul bene dell’uomo, per esempio - ma siamo questo bisogno?

È un discorso che sfiora gli assoluti e come tale è legittimo, guai a censurarlo. Ma se mi chiede di dialogare su questo, la mia risposta è nel fatto che la politica in cui io credo e che traduce in opera il carattere finito dell’uomo, appartiene all’ambito delle certezze possibili, relative. È questo l’ambito al quale sento di appartenere. Sì, preferisco limitarmi ad un ossimoro, quello delle certezze relative. Comprendo che questa dimensione lasci umanamente insoddisfatti...

Cosa intende dire?

La certezza è sempre tentativo di approssimazione. È questa la «mia» certezza. La certezza che lascia intatto il grande interrogativo sul destino dell’uomo, aperto, come domanda, alle sollecitazioni che il credente, a differenza del non credente, vede manifestarsi al di là dell’orizzonte.

Siamo indelebilmente segnati da una certezza: «è solo perché la conosciamo già, questa certezza, che possiamo patirne la mancanza». 



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