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IDEE/ Borghesi: quell’utopia "buona" che ridà slancio al desiderio

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

È vero. La sfida del comunismo obbligava la società, la Chiesa, i cattolici in primis ma anche le forze laiche, a dare il meglio di sé, e quindi a mettere in campo quelle energie profonde che dovevano permettere loro di «competere» con il comunismo sul terreno della solidarietà sociale, di una equità che evitasse le disparità troppo nette tra i ceti della società italiana, tra nord e sud. Dopo il 1989 il crollo del comunismo ha visto anche un crollo dell’idealità nella politica. È stata spazzata via dalla società opulenta e globalizzata, che ha vinto il comunismo sul suo stesso terreno, accentuandone la componente materialistica.

È questa una delle analisi più lungimiranti di Augusto Del Noce...

Sì. Del Noce lo aveva intuito già alla fine degli anni 50: la società opulenta è quella che non ha più bisogno della collaborazione delle forze religiose per opporsi al comunismo,  perché batte il comunismo sul terreno puramente materiale dell’aumento del benessere. In questo modo - semplificando - distrugge anche quella parte di «idealità» che c’è nel comunismo.

Cosa significa in concreto quel «pizzico di utopia» che prima ha richiamato?

Lo definirei come il riconoscimento della positività laddove esiste. Ed è esattamente quello che presupporrebbe un ritorno alla vera politica. Esso oggi potrebbe coincidere solo con il riconoscimento di quelle realtà, aggregazioni ed espressioni della società civile, che traducono generosamente in opere un impeto ideale.

Che nesso c’è tra la carica ideale di cui lei denuncia la mancanza e il senso religioso dell’uomo?

Il senso religioso non si esprime solamente nell’interiorità dell’io, ma anche in una socialità rinnovata. Quando questo accade, dà luogo a rapporti sociali che portano il segno del cambiamento. Secondo me il vero problema di oggi non è che tutti sono diventati cinici o egoisti, ma che la politica e i mass media sono diventati sordi alle espressioni di positività che esistono in ambito popolare e sociale. Allora una politica popolare può rinascere soltanto se la politica torna ad essere quello che non è più, cioè rappresentazione. La politica, in un paese democratico, innanzitutto rappresenta.

La politica non deve innanzitutto mediare gli interessi?



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