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IDEE/ Borghesi: quell’utopia "buona" che ridà slancio al desiderio

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Quella mostra è stata impostata con grande intelligenza, perché fa capire come - al di là della coreografia di rito dei padri della patria e del modo in cui si è realizzata l’unità - le realtà popolari di questo paese che hanno visto la massima espressione da un lato nel mondo cattolico e dall’altro il quello socialista e di sinistra, hanno realmente creato dei tessuti connettivi che hanno superato tutte le aporie e le contraddizioni del processo di unificazione.

Secondo lei che cosa manca oggi all’educazione dei giovani?

Mancano soprattutto esempi. Si dice che sono i giovani sono vittime del relativismo, ma sono relativisti perché sono scettici, e sono scettici perché non hanno modelli veri. Il mondo attuale è squallido sia nell’aspetto mediatico televisivo, che ha proposto in questi anni modelli volgari e irripetibili, sia nel mondo politico che segue quello mediatico. La gente invece torna a sperare quando ci sono espressioni popolari di un cambiamento in atto. Là dove accadono questi micro o macrofenomeni, la gente è profondamente colpita e spera che quegli esempi possano essere anche un modello per la società e per la politica.

Ma questi esempi ci sono?

Ho avuto esperienza diretta di alcuni giovani che sono venuti per la prima volta qui al Meeting, ragazzi che non hanno nulla a che fare con Cl, che sono rimasti affascinati e colpiti da un tipo di umanità inimmaginabile. Vedere imprenditori e professori universitari fare i lavori più umili è stato sperimentare un mondo alla rovescia, mentre sappiamo che a sinistra si fa fatica a trovare i volontari per la festa dell’Unità. Quindi i giovani, più di tanti ragionamenti che non riescono a scalfirli, hanno bisogno di uno spettacolo di umanità così.

(Federico Ferraù)




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