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GIUSSANI/ 1. Borgna: ci ha insegnato a vivere "dentro" la vita

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Don Luigi Giussani (1922-2005)  Don Luigi Giussani (1922-2005)

«È un libro che rappresenta una straordinaria fenomenologia dell’esistenza umana»: oggi, a chiusura del Meeting di Rimini, Eugenio Borgna, psichiatra e scrittore, presenta l’ultimo libro di don Luigi Giussani, Ciò che abbiamo di più caro, una raccolta delle équipes degli anni 1988-1989. Il genio di Giussani? «Egli ha compreso - dice Borgna - che solo un uomo che si lascia totalmente investire da Cristo può portare il cielo dentro la terra, incarnando nella vita di ogni giorno la grande rinascita interiore che il Signore ci ha donato».

Che impressione ha tratto dalla lettura di questo libro?

È un libro che rappresenta una straordinaria fenomenologia dell’esistenza umana. Vi sono le certezze cristiane forti, aperte al futuro, e le certezze fragili, inquiete, intermittenti sulle quali si fondano invece le esistenze del giorno d’oggi, così incapaci di cogliere il senso della vita. Venti anni sono passati dagli incontri di Giussani con i «suoi» giovani, ma i problemi che toccano il cuore degli uomini sono ancora gli stessi.

Ciò che abbiamo di più caro è Cristo stesso, risponde lo starets Giovanni all’imperatore. Esiste però il rischio di dare un assenso alla proposta cristiana senza che questo tocchi l’affettività: cioè senza sentirsi realmente provocati da essa.

Per Giussani il cristianesimo non può essere teorico, astratto, individuale. Occorre vivere l’evento cristiano con tutta la passione e l’emozione umane. Solo un uomo che si lascia totalmente investire da Cristo può portare il cielo dentro la terra, incarnando nella vita di ogni giorno la grande rinascita interiore che il Signore ci ha donato.

Cosa pensa del titolo del Meeting?

È sulla risposta dello starets Giovanni all’imperatore che si fonda l’immensa certezza che si trova nel titolo di questo Meeting. Vedo il libro di Giussani e il grande tema della certezza come due momenti di una stessa riflessione, che ci porta a dire che solo quando il cristianesimo diventa esperienza incarnata ci dona il Mistero e ci fa vivere tutta la pienezza dell’istante. In questo modo non solo rispondiamo formalmente alla domanda dell’imperatore, ma il cuore che è in noi è fermamente convinto che sia questa la strada.

Una strada non facile, soprattutto per i giovani, e non solo negli anni ai quali risalgono le conversazioni con don Giussani presentate nel libro.



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