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LETTURE/ L’ambientalismo ragionevole dimenticato da Greenpeace

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Un manifestante di Greenpeace (Foto: IMAGOECONOMICA)  Un manifestante di Greenpeace (Foto: IMAGOECONOMICA)

“La cosa più sorprendente - racconta Moore - era assistere al rinnovamento continuo della foresta laddove veniva tagliata, senza il minimo contributo dell’uomo. La natura si rigenera quasi a dispetto della perturbazione umana, e torna rapidamente alla sua condizione originaria”. Se il padre, grande lavoratore, gli insegnò l’arte del comando, la madre, come dice egli stesso, gli insegnò a pensare. All’Università non può che iscriversi e seguire l’indirizzo di Scienze naturali, laureandosi a pieni voti. Vince una Borsa di studi negli Stati Uniti, gira alcune università, ma ovunque regna tra i suoi coetanei la paura e la rabbia per le continue partenze dei giovani di leva per il Vietnam.

Torna dunque nella sue terre canadesi della Columbia Britannica, dove svolge un dottorato in Diritto ambientale, Ecologia forestale, Biologia marina e Scienza del suolo. Si afferma come studioso di rango e si coinvolge per la prima volta con le problematiche ambientali in una vertenza sullo smaltimento degli scarti minerari in un profondo fiordo della zona. Da quel momento, senza mai fermarsi, per quarant’anni Patrick Moore diventa uno dei leader assoluti del movimento ambientalista, facendosi promotore e attivista di molte iniziative di sensibilizzazione e di protesta.

Il volume riprende tutta la vicenda dagli esordi, quando dopo avere identificato in un isola del nord dell’Alaska la sede degli esperimenti militari americani, il 15 settembre 1971 Patrick convince altri dieci giovani a salpare per documentare i test atomici nell’arcipelago delle Aleutiane. I giovani sono determinati; a uno di loro, Bill Darnell, si deve in quel giorno il battesimo del movimento col nome di Greenpeace. Accade così che nei giorni successivi, mentre sfidano le onde e il gelo, una nave dei guardacoste li intercetta e li arresta, ma uno dell’equipaggio gli scrive a nome di tutti che “se non fosse per gli obblighi militari, saremmo con voi”. I militari vengono consegnati subito in caserma, ma la notizia sfugge, e la sera stessa passa in prima serata sul canale televisivo di CSB. “Bingo. Greenpeace era ormai al centro dell’attenzione pubblica”.

La successiva missione di Greenpeace si svolge in Polinesia, sull’atollo di Mururoa, dove i francesi stavano per avviare esperimenti atomici analoghi. Partono successivamente per la missione “Salviamo le balene” e si concentrano poi sui massacri delle foche baby nel circolo polare. La fama di Greenpeace si diffonde rapidamente e vengono cercati anche dai politici e dagli attori famosi. La popolarità raggiunge l’apice quando Moore viene arrestato per essersi seduto su un cucciolo di foca per salvarlo dai cacciatori. Ma in tutto questo fermento la gestione dell’associazione non è seguita a dovere, nascono parecchie nuove sedi autonome e quelle principali sono ormai sparse per gli Stati Uniti e in Europa.



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