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LETTURE/ L’ambientalismo ragionevole dimenticato da Greenpeace

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Un manifestante di Greenpeace (Foto: IMAGOECONOMICA)  Un manifestante di Greenpeace (Foto: IMAGOECONOMICA)

Il leader della sede di Londra, Dave Mc Taggart, pone la questione finanziaria e della proprietà del marchio. Infatti, mentre alcune sedi si sono arricchite grazie a una capace azione di promozione e marketing, il gruppo originario di Vancouver ha ancora debiti per il noleggio delle barche usate nelle missioni nel Pacifico. La situazione si fa complessa. Moore, per salvare l’unità dei fondatori, cede allora il copyright e la sede principale viene portata in Europa, ad Amsterdam. L’organizzazione finisce così nelle mani di Mc Taggart. “Egli era un brillante stratega politico e un pensatore machiavellico. In compenso non aveva conoscenze scientifiche”. Nel corso degli anni egli permise che “Greenpeace voltasse le spalle alla scienza e alla logica, adottando scelte politiche basate sulla paura e sulle emozioni più che sui fatti e sulla ragione”.

Di fatto, la fase nuova di Greenpeace nasce a Londra alla fine degli anni ‘70 con il varo della prima nave dell’Associazione, la già citata Rainbow Warrior, che da Londra fece rotta verso Amsterdam. Anche Patrick Moore e Bob Hunter, dopo un incredibile viaggio dagli Stati Uniti, fecero in tempo a salirvi a bordo. Iniziò la guerra contro le super petroliere del mare. Ma, soprattutto, cominciò una nuova storia dell’ecologismo e delle battaglie ambientali, certamente diversa da come lo aveva immaginato il competente dottor Moore. Mc Taggart comprende che il movimento può crescere in Europa, in particolare in Germania, Austria e Svizzera, poiché “queste nazioni sono più sensibili a una posizioni romantica della natura e allo stesso tempo più inclini ad un approccio radicale alla politica”.

Pur nella diversità di vedute, Moore rimase in Greenpeace per altri tre anni con l’incarico di Direttore internazionale, ma senza mai smettere di pensare innanzitutto a un ideale di sviluppo sostenibile per la terra, attraverso analisi dettagliate e documentate. C’è una premessa che preme all’autore: le teorie catastrofiste non sono soltanto pericolose e automortificanti, sono anche semplicemente false. “È da oltre tre miliardi d’anni che la terra sopporta la vita, né la vita è sul punto di scomparire. In primavera sui rami continuano a spuntare le foglie, nei nostri giardini sbocciano i bulbi floreali, gli uccelli migratori tornano dal loro rifugio invernale”.



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