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VERSO IL MEETING/ I paradossi di Pasternak alla ricerca del prodigio quotidiano

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Le lettere di Pasternak (Foto Ansa)  Le lettere di Pasternak (Foto Ansa)

E contro questa pretesa fallimentare e omicida che, cercando di dominare il reale, invece di trovarlo porta a distruggerlo e a perdere le cose più grandi come le più piccole, Pasternak scopre che arrendendosi al mistero che la attraversa anche la cosa più banale di questo mondo si trasforma da un evento casuale e insensato in un pezzo dell’eternità: è il prodigio della quotidianità, della primavera che si ripete ogni anno e ogni anno è un prodigio impensabile; ed è ancora il prodigio della poesia che, come dice Pasternak, «resterà sempre quella cosa, più alta di tutte le Alpi di celebrata altezza, che giace nell’erba, sotto i piedi, così che basta solo chinarsi per vederla e raccoglierla da terra…».

L’opera di Pasternak è piena di questi paradossi che ci mettono sulla strada della vita e del suo significato: il paradosso del rapporto tra certezza e mistero, il paradosso dell’incontro tra l’eterno e il quotidiano o tra le cime alpine e l’erba dei campi, o ancora il paradosso dell’unione tra ciò che accade «accidentalmente e a caso», in maniera «inopportuna e intempestiva» e improvvisamente invece si rivela non solo l’unica cosa autentica ma anche quella che determina il cammino di un uomo verso la sua verità.

Era stato così per Pasternak, che era stato mosso alla poesia dalla scoperta casuale di due libri di poesie che Rilke aveva donato a suo padre, e che poi era stato tratto fuori dall’incertezza circa la sua vocazione grazie a una lettera che lo stesso Rilke gli aveva scritto poco prima di morire: non poteva sognare nulla di simile, scriverà Pasternak molti anni dopo parlando di questa lettera, eppure non poteva esservi nulla di più confacente al suo destino.

È così per molti suoi personaggi che, incontrandosi per caso, scoprono il loro vero destino e ci indicano così come uscire dalla sterile alternativa nella quale viviamo, secondo la quale o tutto è guidato da una legge a noi estranea o tutto è retto dall’insensatezza: ancora una volta scopriamo la legge della poesia e dell’arte, dove tutto accade per caso ma nulla senza una ragione e il caso è la mano della Provvidenza che ci libera dalle ferree leggi dell’algebra e che, come nelle opere di Pasternak, ci offre la vita non come un terreno di conquista, ma come un dono sorprendente.



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