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VERSO IL MEETING/ L’incontro tra Dante e arte che porta al Mistero della vita

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Dante Alighieri  Dante Alighieri

Tuttavia, l’intento di quelle immagini non si riduce alla riproduzione esatta della realtà. Sono state poste lì da Dio per la conversione dei penitenti del Purgatorio. Il realismo contribuisce a questa finalità, perché permette di «”vedere” i fatti rappresentati come se fossero presenti» (L. Battaglia Ricci, 2004) e favorisce pertanto l’immedesimazione con gli eventi raffigurati e con l’insegnamento da loro trasmesso.

Qualcosa di simile aveva voluto fare nella celebrazione del Presepe a Greccio San Francesco d’Assisi, una personalità fondamentale per l’attenzione al reale di Dante o di Giotto. Decenni dopo l’episodio, proprio Giotto dipinge il Presepio di Greccio ad Assisi ambientandolo in una chiesa contemporanea.

Iniziando così a prendere coscienza della profondità di significato che sta dietro il fenomeno dell’arte della realtà al tempo di Dante, si può apprezzare in maniera più consapevole l’ampiezza di sguardo degli artisti gotici sul reale, la loro volontà di comprenderne tutti gli aspetti, dalla crudezza più cupa del male alla dolcezza luminosa dei colori che allietano gli occhi di chi guardi il mondo che lo circonda.

Dopo aver affrontato la questione di come il realismo duecentesco si sia confrontato con due punti fondamentali dell’arte e della civiltà medievale quali la concezione della realtà come segno dell’essere e la rappresentazione di Dio come luce, la mostra si conclude con tre immagini molto significative, una poetica e due pittoriche.

Alla fine del Paradiso di Dante come nel Giudizio finale di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, Dio non appare come pura luce, bensì con la carnalità del volto di un uomo come noi, «con la nostra effige». Allo stesso tempo, nel Giudizio di Padova, ai due angoli superiori, un angelo arrotola il cielo blu, lasciando intravedere la luminosa distesa d’oro della Gerusalemme celeste, cioè la realtà ultima a cui tutto tende. In queste tre immagini abbiamo individuato una traccia per cogliere il significato profondo del realismo del Duecento: un modo rinnovato per rispondere al medesimo scopo di tutta l’arte medievale, favorire il desiderio del rapporto dell’uomo col Mistero di Dio, che in Cristo si è reso conoscibile con un volto umano. Solo che ora la visione proposta da artisti come Dante e Giotto porta ogni singolo particolare dell’esistenza dell’uomo dentro la raffigurazione della presenza del divino nella storia.

 

(Gianluca del Monaco)



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