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EDITORIA/ Legge Levi, Dal Pane (Itaca): il libro non è una saponetta

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Già: in che modo? "Sostanzialmente in due modi" spiega Dal Pane. "O il libro per chi lo vende non è un prodotto significativo, cioè viene venduto all'autogrill, dal giornalaio o nel negozio di elettrodomestici e quindi non è il prodotto tipico di quell'esercizio, ma è un prodotto che si aggiunge. Dunque viene smerciato con ogni tipo di sconto". Come la saponetta di cui prima: "Infatti. E' ovvio che dal punto di vista del consumatore lo sconto è sempre gradito, bisogna chiedersi qual è il prezzo dello sconto. Il libro ha bisogno di un buon intermediario. E' come quando un buon enologo ti consiglia un vino piuttosto del cameriere. Allora il prezzo dello sconto è che la trasmissione della cultura si impoverisce: non hai più un libraio che sa parlarti del libro e del contenuto, ma commessi che dicono ce l'ho o non c e l'ho. Non sanno dirti se è adatto a te o alla persona che lo vuoi regalare".  E il secondo punto di cosa si cela dietro il prezzo di un libro? " C'è un elemento di criticità per l'editoria, un settore dove il prodotto cambia dopo giorni, dopo un mese diventa vecchio e viene espulso dal processo di vendita. E' l'unico settore del commercio dove avviene una cosa del genere. Tutto ciò per un impoverimento del concetto che sta dietro al libro". Una massificazione e un impoverimento della cultura: "A me piace citare il filosofo Václav Belohradský, che diceva che la coscienza europea è minacciata da istituzioni organizzate così perfettamente da imporre come legittima ogni loro azione: gli Stati si programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici, i lettori, ecc. Tutta la società un po’ alla volta diviene qualcosa che lo Stato si produce". In questo scenario possono aver giocato un ruolo i nuovi canali di vendita online, ad esempio Amazon che praticava forti sconti? "Amazon è appena arrivato e non ha determinato lo stato delle cose. E' piuttosto la guerra fra le varie catene ad aver creato una situazione del genere. Io non mi scandalizzo di questa situazione, sono logiche commerciali e ogni attore cerca di acquistare maggior pubblico anche con gli sconti, però capisco le conseguenze di tutto questo. Stanno desertificando il mondo della cultura, il prezzo del libro e relativo sconto è una grande omologazione. Case editrici e catene sono in mano a manager che vengono da altri settori e trattano il libro come oggetto qualsiasi, alla lunga per le persone diventa un grande inganno".





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COMMENTI
03/09/2011 - Crescere o morire (Paolo Melacarne)

Francamente l'intervista mi sembra tutta una "metafisica" nel senso deteriore del termine. E occulta il fatto che questa legge è la soluzione sbagliata a un problema vero: i piccoli editori hanno problemi di budget e di margini. La soluzione vera è incoraggiare gli editori ad associarsi e ingrandirsi. Come pretendono altrimenti che io legga il loro libro se non hanno adeguata forza nel promuoverlo, nel distribuirlo e nel venderlo a un prezzo competitivo? Anche l'immagine romantica del libraio-amico che sa consigliare è fuori dalla realtà. Non ne vedo uno da moltissimi anni. Eppure leggo parecchio. E' l'editore che deve realizzare il prodotto in modo tale che gli utenti possano decidere. Purtroppo in Italia la cultura (libri, giornali, attività artistica) è fatta di realtà quasi sempre microscopiche che vivono in modo asfittico della carità dello Stato. E sembra che non si voglia capire che anche l'industria della cultura è e deve essere una vera industria. Altrimenti resta fuori dal mondo e non serve a nessuno: le mele del mio albero anche se sono buonissime non sono "Melinda". Per la cronaca: l'unico negozio di dischi della mia città, con un titolare che sapeva consigliare questa o quella esecuzione, ha chiuso vent'anni fa.

 
02/09/2011 - Non nascondiamo dietro allo sconto altri problemi (Leandro Franzoni)

Nell'articolo si trovano frasi come "gli Stati si programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici, i lettori", "Stanno desertificando il mondo della cultura", "trattano il libro come oggetto qualsiasi, alla lunga per le persone diventa un grande inganno", "la trasmissione della cultura si impoverisce"; come si fa a credere che queste cose si iniziano a risolvere con una legge che stabilisce un limite esplicito nello sconto applicabile? Si può fare cultura anche facendo lo sconto su un libro. Sicuramente non si fa cultura limitando le possibilità di scelta del consumatore. Io non ho mai comprato i libri più esposti negli scaffali o quelli più pubblicizzati ma cerco di scegliere i libri in base al contenuto sfruttando sia il contatto diretto con persone che conosco e stimo sia canali informativi seri (come anche ilsussidiario.net o tracce.it). Adesso quando troverò un consiglio per un libro nella newsletter di Tracce avrò meno possibilità di comprarlo perchè prima avevo più possibilità di risparmiare e quindi comprare più libri... Viva Amazon; nella versione italiana purtroppo non è ancora arrivata la parte dedicata all'usato, come invece è presente in inghilterra ed negli USA dove si trovano libri usati in ottimo stato a prezzi vantaggiosissimi. Anche questo è fare cultura.