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EDITORIA/ Legge Levi, Dal Pane (Itaca): il libro non è una saponetta

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Dal primo settembre è scatta la legge Levi sull'editoria. Una legge che era in ballo da anni, almeno dal 2008, e che da oggi entra pienamente in vigore, prendendo il nome dal politico del Pd che l'ha promossa e ideata ottenendo un consenso bipartisan. Una legge che ha subito scatenato polemiche e fronti contrapposti. Di cosa si tratta? In pratica da oggi non sarà più possibile applicare sconti ai libri in vendita superiori al 15% del prezzo di copertina, sia in libreria che online. Fino a ieri specie nelle grandi catene di rivenditori per non parlare dei megastore online tipo Amazon, era usuale trovare parecchi libri con sconti anche del 40% e ancora di più. I primi a protestare sono gli acquirenti, a cui si sono aggiunti anche molti editori e librai, che lamentano fra le altre cose una limitazione della libertà di commercio. Per altri, invece, questa legge è un'ottima iniziativa, perché tutela il piccolo editore nei confronti del grande. Di fatto, dicono questi ultimi, la maggior parte dei libri scontati erano solo quelli di grandi case editrici e di autori famosi, cosa che induceva l'acquirente a fermarsi su quei pochi soliti noti ed evitare di scoprire la grande offerta che invece si cela in una libreria. Per Eugenio Dal Pane, figura storica dell'editoria italiana grazie alla sua casa editrice Itaca, che IlSussidiario.net ha intervistato sull'argomento, si tratta di capire cosa si celi veramente dietro uno sconto. Ma anche di cogliere l'occasione di dibattito che questa polemica sulla legge Levi ha introdotto per capire cosa veramente sia a un libro e perché vada tutelato. Per Dal Pane, infatti, il libro è ancora un oggetto particolare con una valenza messa in discussione dalla società contemporanea: un mezzo di comunicazione di cultura. "Questa è una legge che rimette ordine" ci ha detto. "Se l'Iva del libro è una Iva agevolata del 4% anziché del 20% come quella di una saponetta è perché si  è considerato il libro un bene particolare e non un prodotto di consumo. Questa deve essere la regola: un prezzo imposto, come peraltro accade già in molti Paesi europei dove non si applica alcuno sconto sui libri, poi sarà il mercato a dire se ho fatto il prezzo giusto, non sei tu che lo compri a dire quale è il prezzo giusto". C'è chi dice però che con l'entrata in vigore di questa legge si limita la libertà dell'editore e del libraio, e soprattutto si attaccano i consumatori: "Noi siamo un editore che ha sempre puntato a vendere al prezzo pieno. Lo sconto in realtà è un po' una presa in giro del consumatore". In che senso? "Ogni azienda per stare in piedi deve assicurarsi una sua marginalità. Ma il meccanismo che si è innestato è questo: la catena di negozi fa lo sconto al cliente, ma chiede uno sconto molto alto all'editore a livello di cessione del prodotto. Cosa fa l'editore? Si difende alzando il prezzo del libro, quindi lo sconto in realtà è una sorta di partita di giro, prima alzo il prezzo di copertina poi ti faccio lo sconto. Allora la domanda da porsi è un'altra: in che modo è stato possibile fino a oggi fare certi sconti?"



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COMMENTI
03/09/2011 - Crescere o morire (Paolo Melacarne)

Francamente l'intervista mi sembra tutta una "metafisica" nel senso deteriore del termine. E occulta il fatto che questa legge è la soluzione sbagliata a un problema vero: i piccoli editori hanno problemi di budget e di margini. La soluzione vera è incoraggiare gli editori ad associarsi e ingrandirsi. Come pretendono altrimenti che io legga il loro libro se non hanno adeguata forza nel promuoverlo, nel distribuirlo e nel venderlo a un prezzo competitivo? Anche l'immagine romantica del libraio-amico che sa consigliare è fuori dalla realtà. Non ne vedo uno da moltissimi anni. Eppure leggo parecchio. E' l'editore che deve realizzare il prodotto in modo tale che gli utenti possano decidere. Purtroppo in Italia la cultura (libri, giornali, attività artistica) è fatta di realtà quasi sempre microscopiche che vivono in modo asfittico della carità dello Stato. E sembra che non si voglia capire che anche l'industria della cultura è e deve essere una vera industria. Altrimenti resta fuori dal mondo e non serve a nessuno: le mele del mio albero anche se sono buonissime non sono "Melinda". Per la cronaca: l'unico negozio di dischi della mia città, con un titolare che sapeva consigliare questa o quella esecuzione, ha chiuso vent'anni fa.

 
02/09/2011 - Non nascondiamo dietro allo sconto altri problemi (Leandro Franzoni)

Nell'articolo si trovano frasi come "gli Stati si programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici, i lettori", "Stanno desertificando il mondo della cultura", "trattano il libro come oggetto qualsiasi, alla lunga per le persone diventa un grande inganno", "la trasmissione della cultura si impoverisce"; come si fa a credere che queste cose si iniziano a risolvere con una legge che stabilisce un limite esplicito nello sconto applicabile? Si può fare cultura anche facendo lo sconto su un libro. Sicuramente non si fa cultura limitando le possibilità di scelta del consumatore. Io non ho mai comprato i libri più esposti negli scaffali o quelli più pubblicizzati ma cerco di scegliere i libri in base al contenuto sfruttando sia il contatto diretto con persone che conosco e stimo sia canali informativi seri (come anche ilsussidiario.net o tracce.it). Adesso quando troverò un consiglio per un libro nella newsletter di Tracce avrò meno possibilità di comprarlo perchè prima avevo più possibilità di risparmiare e quindi comprare più libri... Viva Amazon; nella versione italiana purtroppo non è ancora arrivata la parte dedicata all'usato, come invece è presente in inghilterra ed negli USA dove si trovano libri usati in ottimo stato a prezzi vantaggiosissimi. Anche questo è fare cultura.