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EDITORIA/ Legge Levi, Dal Pane (Itaca): il libro non è una saponetta

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Dunque è vero quello che dicono alcuni, che questa legge tutelerà il piccolo editore. "Intanto io non sono uno di quelli che dice che il piccolo editore fa solo cose buone e il grande editore no. Entrambi fanno cose buone e meno buone. Però è vero che il piccolo editore sarà maggiormente tutelato, ma così anche il piccolo libraio, quello che sta in paese e non nelle grandi città. Se ci sono pochi attori che producono cultura come si sta riducendo il mercato dell'editoria, questi produrranno in base alla loro cultura limitando la libertà generale. Il libraio capace di consigliare a una mamma il libro adatto al proprio figlio è un valore che va tutelato". Dal Pane conclude citando l'esempio del Meeting di Rimini, dove la libreria è ogni anno meta di migliaia di acquirenti: "La gente compra e compra molto al Meeting. E compra libri senza sconto. Questo significa che sa che sta comprando un oggetto di valore, si fida di chi glielo sta vendendo".


(a cura di Paolo Vites)



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COMMENTI
03/09/2011 - Crescere o morire (Paolo Melacarne)

Francamente l'intervista mi sembra tutta una "metafisica" nel senso deteriore del termine. E occulta il fatto che questa legge è la soluzione sbagliata a un problema vero: i piccoli editori hanno problemi di budget e di margini. La soluzione vera è incoraggiare gli editori ad associarsi e ingrandirsi. Come pretendono altrimenti che io legga il loro libro se non hanno adeguata forza nel promuoverlo, nel distribuirlo e nel venderlo a un prezzo competitivo? Anche l'immagine romantica del libraio-amico che sa consigliare è fuori dalla realtà. Non ne vedo uno da moltissimi anni. Eppure leggo parecchio. E' l'editore che deve realizzare il prodotto in modo tale che gli utenti possano decidere. Purtroppo in Italia la cultura (libri, giornali, attività artistica) è fatta di realtà quasi sempre microscopiche che vivono in modo asfittico della carità dello Stato. E sembra che non si voglia capire che anche l'industria della cultura è e deve essere una vera industria. Altrimenti resta fuori dal mondo e non serve a nessuno: le mele del mio albero anche se sono buonissime non sono "Melinda". Per la cronaca: l'unico negozio di dischi della mia città, con un titolare che sapeva consigliare questa o quella esecuzione, ha chiuso vent'anni fa.

 
02/09/2011 - Non nascondiamo dietro allo sconto altri problemi (Leandro Franzoni)

Nell'articolo si trovano frasi come "gli Stati si programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici, i lettori", "Stanno desertificando il mondo della cultura", "trattano il libro come oggetto qualsiasi, alla lunga per le persone diventa un grande inganno", "la trasmissione della cultura si impoverisce"; come si fa a credere che queste cose si iniziano a risolvere con una legge che stabilisce un limite esplicito nello sconto applicabile? Si può fare cultura anche facendo lo sconto su un libro. Sicuramente non si fa cultura limitando le possibilità di scelta del consumatore. Io non ho mai comprato i libri più esposti negli scaffali o quelli più pubblicizzati ma cerco di scegliere i libri in base al contenuto sfruttando sia il contatto diretto con persone che conosco e stimo sia canali informativi seri (come anche ilsussidiario.net o tracce.it). Adesso quando troverò un consiglio per un libro nella newsletter di Tracce avrò meno possibilità di comprarlo perchè prima avevo più possibilità di risparmiare e quindi comprare più libri... Viva Amazon; nella versione italiana purtroppo non è ancora arrivata la parte dedicata all'usato, come invece è presente in inghilterra ed negli USA dove si trovano libri usati in ottimo stato a prezzi vantaggiosissimi. Anche questo è fare cultura.