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STORIA/ Senza la bellezza delle Solovki non capiremmo il male di Auschwitz

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Isole Solovki, veduta del complesso principale (Immagine d'archivio)  Isole Solovki, veduta del complesso principale (Immagine d'archivio)

L’interesse delle isole Solovki sta proprio qui: nella sfida lanciata alla memoria, che qui non ha trovato, né può trovare una formula statica, definitiva. Se ad Auschwitz si va con il chiaro ed unico scopo di far memoria dell’Olocausto, alle Solovki occorre che intervenga ogni volta il libero arbitrio. C’è di tutto e bisogna voler guardare, e voler capire cosa significhi questo legame così intrinseco tra il lager e il monastero, tra il lager e questa terra bellissima. Voler capire come mai il «tumore madre» si sia formato proprio qui e non altrove. Se non vogliamo accontentarci di guardare solo i dettagli meno impegnativi di questo grandioso mosaico, dobbiamo abbracciare con lo sguardo il bene come il male estremo. Come non fu per un caso senza significato, ma per una precisa volontà di dissacrazione e di sfigurazione, che il regime scelse questo luogo santo per i suoi esperimenti omicidi, così non è un caso che oggi questa sfigurazione sia vinta da una risorgente e incontaminata bellezza. Se non si vuole perdere la complessità di questa realtà e di questa storia, ogni volta che si visitano questi luoghi la domanda diventa una domanda su tutta la nostra vita: come è possibile e che senso ha il bello in un mondo in cui regna il male e che sembra andare solo verso la morte? E ogni volta questa domanda non trova una risposta facile o già pronta, ma si trova piuttosto davanti al fatto inquietante di questa bellezza incredibile, realissima, ma totalmente non terrena, realmente non fatta da mani d’uomo.

E allora, forse, per evitare la distrazione e la profanazione di un turismo superficiale e consumistico, sarebbe bene che questa terra tornasse interamente alla Chiesa ortodossa, che aveva saputo farla fiorire spiritualmente e materialmente. Ma in questo caso alla Chiesa stessa spetterebbe il compito serio e imprescindibile di non disperdere neanche un singolo dettaglio materiale della tragedia storica del XX secolo, e di far intendere cosa significhi che anche questo dolore è stato redento.



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