BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CERTEZZA/ Ferraris: le mie quattro piccole grandi "incertezze" sulla certezza

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ciò detto, è vero che la certezza è qualcosa che - come il coraggio secondo don Abbondio - uno non se la dà, ma la riceve. Però, di nuovo, la riceviamo in continuazione dal mondo, stabile e certo di fronte a noi. L’osservazione di Newman, secondo cui noi siamo tanto più certi quanto meno abbiamo messo in moto dei ragionamenti, è sacrosanta. Ma, come è chiaro anche da molti esempi di Newman, è intimamente connessa con l’esperienza sensibile, perché altrimenti avremmo a che fare con il credo quia absurdum, o addirittura con la cieca sottomissione all’autorità.

Certezza o speranza? Il terzo interrogativo è: siamo certi che la certezza sia il sommo bene? La depressione è a ben vedere l’esperienza umana più vicina alla pace eterna e alla certezza assoluta. È questo che rende insoddisfacente e inspiegabile anche la rappresentazione della vita eterna, quando cerchiamo di fissarla in contorni più precisi. Molto più forte della certezza, molto più decisiva, è la speranza (che ha sempre al proprio interno un elemento di incertezza), come intuitivamente si capisce se confrontiamo la diversa gravità dei loro contrari, l’incertezza e la disperazione.

Diversamente da Esposito non credo affatto che l’essere umano, quando abbia rinunciato a un ordine trascendente, sia necessariamente consegnato alla disperazione. Si tratterebbe anzi di capovolgere il discorso, e di notare come proprio il nostro essere naturalmente nel mondo richieda una forma di speranza, come dimostra - anche qui - l’esperienza della depressione, ossia appunto della disperazione. Il mondo si chiude e si riapre di fronte a noi a seconda del nostro grado di speranza, e noi abbiamo bisogno delle endorfine proprio come abbiamo bisogno delle proteine. Così, la speranza precede ogni rivelazione religiosa, e può evolvere sino a diventare una speranza razionale e valida per tutti gli uomini. Ossia una speranza che non collide con quanto sappiamo del nostro essere naturale, diversamente da ciò che accade per la speranza, rispettabilissima ma valida solo per i credenti, nella resurrezione.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
20/10/2011 - depressione (Vincenzo Mascello)

"La depressione è a ben vedere l’esperienza umana più vicina alla pace eterna e alla certezza assoluta." … sarò limitato … ma quando mi ricordo lo sguardo di mia zia che negli anni della depressione non pronunciava parola con alcuno per interi mesi non riesco in nessun modo ad associare quello sguardo con “pace eterna” e “certezza assoluta”. "una speranza che non collide con quanto sappiamo del nostro essere naturale, diversamente da ciò che accade per la speranza, rispettabilissima ma valida solo per i credenti, nella resurrezione." … dove e perché la resurrezione collide con quanto sappiamo del nostro essere naturale? Caso mai eccede! Penso che la speranza dica: “Ma è possibile?” piuttosto che: “Collide con ciò che so”. “adorare, gioire, tacere” “adorare, gioire, tacere” … e mai smettere di VERIficare (cioè fare verità)

 
20/10/2011 - possibilità (Vincenzo Mascello)

"siamo certi che, come sostiene Esposito, la prima certezza sia la dipendenza dalla madre in quanto affetto e non l’oggettività, cioè la certezza sensibile con cui inizia la Fenomenologia dello spirito di Hegel?" … tra tutti gli oggetti con cui si inizia ad avere contatto penso che la mammella della mamma (intesa anche in senso lato chi si occupa di te dall’inizio - buono o cattivo che sia; per me è stata una balia perché mia madre non poteva ammettere di avermi avuto) sia oggettivamente la prima fonte di certezza; perché almeno non scartarla come possibilità?

 
20/10/2011 - la luce del sapere? (Vincenzo Mascello)

"E se siamo così sensibili all’incertezza non è per un qualche fallimento della modernità, ma piuttosto perché siamo diventati più civili ed esigenti, con un processo affine a quello per cui oggi non sopporteremmo le operazioni senza anestesia subite dai nostri antenati." … e civiltà e pretesa hanno trovato o trovano (o troveranno?) risposta esaustiva alla domanda (prima dell’anestesia generale che ho affrontato la domanda non era ‘quanto conoscono gli anestesisti?’ ma ‘mi sveglierò?’ … il fallimento della modernità non è proprio l’illusione della capacità assoluta di risposta del ‘Sapere illuminato’? tanto che nella post-modernità (oggi) più si afferma lo strapotere del ‘Sapere illuminato’ e più l’uomo vive una “massima inquietudine”?

 
20/10/2011 - il sapere dura? (Vincenzo Mascello)

"se oggi viviamo in un mondo incomparabilmente più sicuro, se - banalmente ma decisivamente - la nostra vita dura enormemente di più, questo non dipende dalla fede, bensì dal sapere, che dunque a tutti gli effetti ha accresciuto le nostre certezze." È vero, la durata non dipende dalla fede ma la sola ‘durevolezza’ accresciuta dal sapere basta per aumentare la certezza o anche ciò che il sapere conosce ha bisogno di una ‘fiducia’ per poter diventare certezza?