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CERTEZZA/ Mazzarella: caro Ferraris, perché qualcuno ci ha voluto nel mondo?

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Martin Heidegger (1889-1976)  Martin Heidegger (1889-1976)

Il modulo cognitivo-esperienziale che fonda il nostro esserci è quest’originario maternage, dell’essere figli di qualcuno: noi veniamo al mondo, siamo posti nel nostro essere, da Qualcuno e con Qualcuno, che è e resta la nostra originaria “provvista” di certezza. Noi veniamo a noi nell’assenso (Newman) che diamo a questa certezza, a questo “sentire” del tutto ragionevole e previo ad  ogni razionalità discorsiva e in definitiva suo fondamento. Tener viva questa certezza, ravvivarla nella vita di ogni giorno e di ogni momento è riprendersi - riprendere sé - in questo originario legame a Qualcuno che ci costituisce, vera fonte della certezza: antropologicamente il volto e la voce della madre.

L’ “incertezza della vita” in tutta la latitudine dei suoi sensi - quella che ci appare un primum irredimibile, nel recidersi di questo legame, e da cui tenersi lontani nello stordimento della vita o da sostenere come necessità del destino se si è capaci - viene dopo; è la continua, strutturale “tentazione” della vita: l’esposizione a cadere fuori della certezza che originariamente è e in cui originariamente si è: il “ruinio della vita fattizia” di cui ha parlato una volta il giovane Heidegger. L’Altro che da sempre mi chiama, e che nell’esperienza del venire al mondo ha il volto della madre e la sua voce, è la risposta sempre possibile a questa tentazione, e sempre da dare. Ma possiamo rispondere solo se sappiamo avvertirci “chiamati ad essere in ogni istante”; se teniamo fermo “che il nostro io è vocazione, che noi siamo strutturalmente in rapporto con quello che ci dà l’esistere e con Chi ci dona il senso dell’esistere; e questo senso non è mai una motivazione astratta ma si gioca sempre in incontri storici, nei casi della vita”.

Sul filo di quest’esperienza di chiamata, in cui l’esistenza è fin dall’inizio coinvolta, dietro il volto della madre che chiama, è sempre lì che ci chiama, per chi sa ascoltarla, un’altra Voce, che ci invita a guardarlo in Volto: sopravanza un maternage ultrafondativo dell’esperienza antropologica, il maternage creaturale; dietro mia madre, a sostenerne le braccia che mi sostengono, c’è il Dio Padre e Madre, anche di mia madre, e nel Figlio di ogni figlio che ci può essere.

E' solo girando su questo cardine che alla vita si apre dall’immensa incertezza del mondo la porta dell’esistenza come certezza, l’esistenza diventa (ridiventa) quella che è nella sua origine: certezza. Questa è la lectio che il Meeting voleva proporre, consegnandosi, nel limpido e coinvolgente percorso mirabilmente tracciato da Costantino Esposito, al rivivimento interiore dei suoi ascoltatori.



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