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DIBATTITO/ Barcellona: cosa c’entrano MicroMega e i bucatini con la crisi finanziaria?

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Operai al lavoro (Imagoeconomica)  Operai al lavoro (Imagoeconomica)

Le vacanze sono finite e la breve illusione di potersi liberare degli incubi del mondo in cui viviamo quotidianamente rischia di svanire rapidamente. Chi ha passato qualche giorno sereno, immerso nella fresca acqua del mare o procedendo lentamente nei boschi della montagna, avverte, appena tornato a casa, una sorta di malessere improvviso come se qualcuno gli avesse sferrato un pugno allo stomaco all’atto di risvegliarsi dopo la breve pausa estiva. Malessere, confusione, depressione. Si sente parlare così tanto di depressione economica (per lo più oggi chiamata “contrazione”) che ciascuno di noi pensa che in fondo essere depressi personalmente è un modo doloroso di partecipare alle vicende del nostro mondo. Solo che nessuno riesce a capire chi è che ha sferrato il pugno allo stomaco e perché lo ha fatto senza alcun apparente motivo che giustifichi un gesto così violento.

Passare dalle vacanze, sia pure brevi, alla depressione economica e a quella psichica è sempre una forma di transizione. Ma la depressione è certamente accresciuta dalla circostanza, per certi versi nuova, che nessuno riesce a capire bene cosa stia succedendo. Un giorno la televisione comunica che le borse hanno toccato il fondo negativo e che sono stati “bruciati” miliardi di euro o dollari. Qualche giorno dopo le borse risalgono e le quotazioni in titoli, come quelli bancari, rimontano improvvisamente fino a creare brevi momenti di euforia finanziaria. Siccome mi pongo sempre dal punto di vista del lettore o dell’utente dei grandi notiziari di informazione, mi chiedo cosa riesca a capire da questi strani messaggi sulle borse o dai titoli dei giornali maggiormente diffusi un “povero cristo” che si barcamena col suo bilancio familiare per non cercare di apparire ai propri figli come l’ultimo dei poveracci.

Provo la sensazione che in questo modo di rappresentare le vicende dell’economia mondiale si nasconda un grande imbroglio e che la famosa Verità di cui tutti parlano sia ben lontana dall’essere rappresentata con il linguaggio della borsa e del debito pubblico. Quando si dice infatti che sono stati bruciati miliardi, un ingenuo cittadino pensa che qualche incauto piromane in una piazza di Bruxelles abbia bruciato davvero una qualche massa piccola o grande di moneta cartacea. Quasi nessuno pensa che questi miliardi bruciati sono in realtà passati dalle tasche di qualche cittadino ingenuo a quelle di un esperto speculatore che fa delle oscillazioni di borsa lo strumento per ricavare profitti senza impegnarsi nella produzione di merci.



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