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DIBATTITO/ Barcellona: cosa c’entrano MicroMega e i bucatini con la crisi finanziaria?

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Operai al lavoro (Imagoeconomica)  Operai al lavoro (Imagoeconomica)

L’indegno balletto del governo che un giorno propone il contributo di solidarietà e l’indomani vuole riformare le pensioni, e l’insistenza dell’opposizione sulla tassa patrimoniale e sulla equità dei sacrifici, hanno in realtà in comune l’idea che tutto si può risolvere facendo un po’ meglio i conti in modo da dare almeno una certa coerenza alla manovra. Ma anche l’opposizione si guarda bene dal ricostruire la vicenda finanziaria come un caso di lotta per il potere tra chi ormai pensa di arricchirsi senza correre i rischi degli investimenti produttivi, e chi invece vorrebbe partire dal dato drammatico della disoccupazione giovanile per riformare l’intero modello produttivo che oggi privilegia le rendite finanziarie e immobiliari sui profitti di impresa e sui salari dei lavoratori. Qual è il volto della rendita oggi? E chi ne manovra gli andamenti? Non è oggetto di alcuna vera analisi economica e politica.

Anche le forze di sinistra considerano lo sciopero proclamato dalla Cigl come un’inutile turbolenza rispetto alla cosiddetta oggettività dei dati economici. Anzi, anche dalla sinistra si sente proclamare la necessità di liberalizzare e privatizzare tutto ciò che oggi costituisce ancora presenza pubblica nell’economia senza chiarire che queste operazioni hanno per lo più significato finora la svendita di pezzi del sistema industriale a stranieri e privati speculatori. Vogliono forse anche gli oppositori di sinistra vendere le Poste, l’Energia, i Trasporti e le Aziende pubbliche a qualche finanziaria francese o a qualche cordata speculativa italiana? Continuo a chiedere scusa ai miei lettori per la complessità delle mie argomentazioni, ma sono sempre più convinto che fino a quando la chiacchiera politico-culturale non si confronta con le condizioni reali della vita delle donne e degli uomini, noi rischiamo di vivere in modo dissociato il rapporto con il nostro mondo reale e la rappresentazione di comodo che esperti intellettuali e opinionisti continuano a propinare ai cittadini sempre più depistati dalle loro reali esigenze.

Non è irrilevante per le prospettive delle nostre vite la questione apparentemente filosofica se i “fatti” si impongono con la loro evidenza fino ad esigere da noi comportamenti ed azioni necessitati dall’oggettività dell’economia, o se viceversa i fatti sono il risultato di nostri comportamenti, e se siamo quindi corresponsabili della realtà in cui viviamo. Non sono convinto che il conflitto faccia male alla democrazia e penso anzi che una lotta seria su tutti i piani contro le nuove forme del capitalismo finanziario-monopolistico, che privilegia la rendita a discapito di profitti e salari, sia la sola via di uscita da una povertà che non è solo economica ma anche mentale. Occorre lottare per pensare ancora.

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