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CERTEZZA/ Berti: perché anche la fede più grande non smette mai di cercare?

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Raffaello, La scuola di Atene (1509-10; particolare)  Raffaello, La scuola di Atene (1509-10; particolare)

La bella relazione di Costantino Esposito all’ultimo Meeting di Rimini ha suscitato in me una reazione di totale adesione, oltre che di ammirazione per la profondità del pensiero e l’efficacia dell’esposizione. Essa mi ha ricordato, ma per contrapposizione, il famoso scritto di Wittgenstein Della certezza, rispetto al quale si pone, per così dire, all’estremo opposto di un arco di considerazioni sul tema, che va dalla certezza del senso comune, illustrata appunto da Wittgenstein, ad una certezza che chiamerei metafisica o religiosa, come quella illustrata da Esposito. La mia reazione ha stupito anzitutto me stesso, perché, lo confesso, non ho mai amato la certezza, forse per colpa dell’uso che ne ha fatto Descartes. Alla certezza, che considero un sentimento soggettivo, ho sempre preferito la verità, intesa alla maniera classica di conformità alla realtà oggettiva. Ma vedo ora, grazie alla relazione di Esposito, che le due cose, certezza e verità, vanno in un certo senso insieme, perché la certezza presenta le stesse differenze che mi è capitato recentemente di sottolineare a proposito della verità.

Per chiarire quello che intendo dire mi rifaccio a uno dei passi per me più incisivi della relazione, il richiamo che Esposito fa al libro di Diego Marconi, Per la verità, col quale mi sono trovato anch’io in perfetta consonanza. Esposito concorda con Marconi nell’affermare che “si cerca per trovare”, anche se oggi è molto più di moda dire che si cerca per cercare, che la ricerca è fine a se stessa, che è meglio cercare che trovare. Come mi è già capitato di scrivere, secondo me queste ultime affermazioni sono espressioni di ipocrisia, perché chi cerca solo per cercare, e non è interessato a trovare, non cerca veramente, ma soltanto finge di cercare, dato che il cercare è oggi considerato molto più “aperto”, più “democratico”, in definitiva più chic, che il trovare. Come scrive invece Marconi, «dalle chiavi di casa alla terapia efficace del carcinoma ovario, si cerca per trovare». Tuttavia Marconi premette a queste parole le seguenti altre: «mai mi sognerei di negare il valore della ricerca filosofica o religiosa», col che fa capire che ci sono forme diverse di ricerca, così come forme diverse di “trovare”, e io aggiungerei forme diverse di verità e forme diverse di certezza.



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