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CERTEZZA/ Berti: perché anche la fede più grande non smette mai di cercare?

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Raffaello, La scuola di Atene (1509-10; particolare)  Raffaello, La scuola di Atene (1509-10; particolare)

Parlando poi di verità religiose, mi riferisco alle verità di fede, le quali producono sì una certezza, l’“immensa certezza” che dà il titolo alla relazione di Esposito, ma non si tratta della “certezza sensibile” di cui parla Hegel (“oggi piove”), né della certezza del sapere che 2+2=4, bensì di una certezza continuamente esposta al dubbio, che viene continuamente messa in crisi dall’esistenza del male, che bisogna riconquistare ogni giorno, con fatica e sofferenza, la fatica richiesta da una “virtù”, sia pure teologale, quale è la fede, e che si potrebbe perdere il giorno dopo. Penso che quando Agostino afferma, con un atto di fede, perché si rivolge a Dio, «il nostro cuore è inquieto finché non riposi in Te», intenda dire che la stessa fede è inquietudine, cioè incertezza, ricerca, e che la quiete è data non dal credere, ma dal “riposare in Te”, cioè dal momento in cui, come dice san Paolo, non ci sarà più bisogno di fede, né di speranza, ma resterà soltanto la carità.



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