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CERTEZZA/ Barcellona: prevarrà la Verità o l'angoscia dello straniero?

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Statua di Marco Aurelio (Imagoeconomica)  Statua di Marco Aurelio (Imagoeconomica)

“E l’esistenza diventa un’immensa certezza”. Questa frase è diventata il titolo della relazione al Meeting di Rimini di Costantino Esposito: una complessa rielaborazione del rapporto fra la condizione umana e il senso di incertezza sul futuro che spesso la pervade attraverso le diverse forme in cui si è presentata nella storia, dando vita a riflessioni filosofiche e a istituzioni politiche come lo Stato sociale. La riflessione di Esposito è molto ricca e meriterebbe una discussione analitica. È un confronto molto serrato, ma lascia intravedere un filo conduttore sul quale si può provare ad esprimere qualche considerazione. 

Per Esposito il bisogno di sicurezza è originario e rappresenta una sorta di destino dell’essere umano a interrogare l’Altro per chiedere accoglienza ed ascolto. A questo bisogno primordiale si sono date risposte istituzionali, come lo Stato Sociale, e risposte filosofiche come quelle della Scolastica e poi della grande filosofia tedesca. Oggi sembra che tutte le risposte politico-istituzionali e filosofiche siano andate in crisi e che c’è una necessità di ripartire dall’origine. Per Esposito questa origine si rintraccia nella relazione originaria del piccolo d’uomo con la madre che, accogliendolo e nutrendolo al seno, produce una certezza primaria alla quale è sempre possibile tornare per attingere risorse contro la crisi di ogni sicurezza. Questo ritorno all’esperienza originaria, però, può essere produttivo di fiducia nella certezza dell’esistenza se ripercorre la via del Cristo che si fa Uomo per salvare l’umanità. Nell’incontro con Cristo si può ritrovare la certezza perduta. 

Nonostante la forza suggestiva di questa proposta, penso tuttavia che il percorso seguito da Esposito sconti alcune delle “confusioni” di piani e di esperienze che caratterizzano assai spesso la riflessione contemporanea.

Ho sempre pensato che bisogna partire dall’esperienza e dalle pratiche attuali per cercare di riformulare le domande fondamentali sulla nostra condizione e vorrei perciò provare a delineare un percorso parzialmente diverso da quello che ha disegnato Esposito. Si può leggere frequentemente sui giornali che un operaio licenziato si è suicidato, sembrerebbe a causa della disperazione che ha provato sentendosi impotente di fronte alla sua condizione di disoccupato, incapace di sostenere la famiglia. Come tutti sanno, l’episodio del suicidio, sia pure come estremo evento della crisi, non è così estraneo all’esperienza dei nostri giorni da non interrogarci sul significato che fatti così estremi hanno per la comprensione del nostro mondo. La perdita del lavoro viene presentata su tutti i media come una conseguenza inevitabile della crisi economica e della crisi dello Stato sociale. 



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COMMENTI
20/10/2011 - realtà (Vincenzo Mascello)

"Non c’è dunque una garanzia naturalistica affidata soltanto al rapporto madre-figlio". … ma infatti non è naturalistica la garanzia bensì trascendente ma non astratta ma PRESENTE! "ali verso il grande sogno di ritrovare un’armonia cosmica". … non stavamo parlando di realtà? Comunque l’armonia cosmica non esclude ma include prove e dolori, dolori e fatiche altrimenti di che cosa stiamo parlando? Il sogno è più facile con via dei farmaci.

 
20/10/2011 - Evidenza del buono (Vincenzo Mascello)

"l’avventura della Verità dà il senso alla vita, giacché essa non è un’evidenza ma un mostrarsi solo a chi mette in gioco se stesso per cercarla" … ma anche (forse soprattutto) il post-moderno disilluso si mette in gioco solo davanti ad una evidenza che comunque È prima-di (e: per chi ha fede in un Dio buono “per”, per chi ha fede in un dio cattivo “contro”) lui. "consolazione e assistenza sociale erano sempre nella loro sostanza anestetici". … la pretesa della persona di Cristo di essere presenza in senso buono inquieta non per verso l’incertezza ma verso di Sé come origine insostituibile della certezza di ora (Lui è già Risorto!) "A differenza della certezza, infatti, che ha a che vedere essenzialmente con il calcolo razionale, con la probabilità del successo e con la scoperta di nessi causali, ed è perciò sempre il risultato dell’azione soggettiva (qualsiasi oggettivazione della certezza non sfugge all’imputazione ad un Soggetto, Partito, Stato, Chiesa, Scienza), la Verità esiste in sé e per sé, e si presenta solo nella relazione d’amore tra due persone."

 
26/09/2011 - Anni 70 e incertezza (Alberto Consorteria)

Sui giornali si leggono due cose: critiche ai cinici tempi moderni, e nostalgia per gli anni 70. Gli intellettuali ci fanno ridere: SIETE VOI GENERAZIONE DEL 68, voi generazione mancata con vuoti ideali, che ci avete consegnato questo mondo. Voi e la vostra logica del debito. Parole a debito, invece che fronteggiare i problemi. L'angoscia c'era nelle canzoni dei Pink Floyd, e nel nulla delle risposte che una classe culturale non ha saputo trasmettere ai figli, e non sa dare ai figli che non ha - perché angoscia e mancanza di certezza portano a non avere più fiducia in una moglie e in un marito, a fidarsi solo della propria carriera. Ma ovviamente il problema a leggere i giornali è che gli anni 70 non tornano più... Ben venga che non tornino più.