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CERTEZZA/ Barcellona: prevarrà la Verità o l'angoscia dello straniero?

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Statua di Marco Aurelio (Imagoeconomica)  Statua di Marco Aurelio (Imagoeconomica)

Avviene così la secolarizzazione della Verità che si trasforma in certezza delle conquiste scientifiche e delle conquiste politico-sociali. Al posto della Verità si insedia il Progresso come costruzione umana della “città felice” in cui desiderio e oggetto possano coincidere definitivamente. Questa secolarizzazione della Verità, trasformata in certezza del risultato, ha avuto una doppia funzione nella storia degli ultimi secoli: ha funzionato come anestetico dell’angoscia di morte, che l’uomo pre-moderno traduceva nella ricerca dell’Ultrasensibile, e ha trasformato il bisogno di trovare risposte affettive al proprio dolore di esistere in una richiesta di prestazioni  alla Chiesa o allo Stato che avevano il compito di attuare un nuovo tipo di maternage. La socialdemocrazia prometteva di assistere l’uomo dalla culla alla tomba senza lasciarlo mai solo con i suoi problemi esistenziali. La Chiesa assicurava compensi ultramondani che lenivano la sofferenza degli afflitti e avevano tuttavia il senso di una consolazione dal presente. Ma consolazione e assistenza sociale erano sempre nella loro sostanza anestetici che negavano la profondità dei problemi della vita e producevano perciò un’organizzazione sociale nella quale deperivano le ragioni dell’approfondimento e della ricerca dei rapporti tra le persone e la comprensione del sé profondo.

In questa fase noi viviamo la crisi della certezza secolarizzata e cioè il fallimento della promessa che tutti i problemi dell’essere umano possano essere risolti con gli strumenti che la scienza e il sapere scientifico forniscono per addomesticare la natura e per produrre ricchezza materiale. Si è completamente dimenticata la lezione evangelica che “non di solo pane vive l’uomo” e anche la lezione greca che l’uomo non ha in se stesso le risorse per diventare un Dio. Paradossalmente la secolarizzazione ha posto sul trono divino la scienza e la Tecnica, promettendo un futuro certo sul terreno dei bisogni elementari all’intera umanità. La crisi della certezza che stiamo vivendo è dunque una crisi di un intero modello di civilizzazione e di un modello antropologico fondato sulla totale autosufficienza dell’essere umano. Ciò che ricompare drammaticamente nell’esperienza del suicidio o della violenza assassina, nella voglia di uccidersi e di uccidere che esplode all’interno delle nostre società, è la negazione del bisogno di Verità che l’uomo ha avvertito sin dai primi momenti in cui ha pensato se stesso come un mistero, chiedendosi come il poeta: “perché giacendo a bell’agio, ozioso, s’appaga ogni animale, me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale?

Il mal di vivere è una rinuncia alla ricerca della Verità come ciò che sta in se stessa di fronte a noi, nascondendosi e svelandosi ma senza dipendere dai nostri sentimenti e dalle nostre costruzioni. Sotto questo profilo la domanda di certezza oggi si intreccia con la domanda di verità e per questo si può dire che ancora una volta gli uomini hanno fame di verità e giustizia ed è certamente assai stimolante la lettura dell’enciclica del Papa sulla Verità e sulla Carità. A differenza della certezza, infatti, che ha a che vedere essenzialmente con il calcolo razionale, con la probabilità del successo e con la scoperta di nessi causali, ed è perciò sempre il risultato dell’azione soggettiva (qualsiasi oggettivazione della certezza non sfugge all’imputazione ad un Soggetto, Partito, Stato, Chiesa, Scienza), la Verità esiste in sé e per sé, e si presenta solo nella relazione d’amore tra due persone. 



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COMMENTI
20/10/2011 - realtà (Vincenzo Mascello)

"Non c’è dunque una garanzia naturalistica affidata soltanto al rapporto madre-figlio". … ma infatti non è naturalistica la garanzia bensì trascendente ma non astratta ma PRESENTE! "ali verso il grande sogno di ritrovare un’armonia cosmica". … non stavamo parlando di realtà? Comunque l’armonia cosmica non esclude ma include prove e dolori, dolori e fatiche altrimenti di che cosa stiamo parlando? Il sogno è più facile con via dei farmaci.

 
20/10/2011 - Evidenza del buono (Vincenzo Mascello)

"l’avventura della Verità dà il senso alla vita, giacché essa non è un’evidenza ma un mostrarsi solo a chi mette in gioco se stesso per cercarla" … ma anche (forse soprattutto) il post-moderno disilluso si mette in gioco solo davanti ad una evidenza che comunque È prima-di (e: per chi ha fede in un Dio buono “per”, per chi ha fede in un dio cattivo “contro”) lui. "consolazione e assistenza sociale erano sempre nella loro sostanza anestetici". … la pretesa della persona di Cristo di essere presenza in senso buono inquieta non per verso l’incertezza ma verso di Sé come origine insostituibile della certezza di ora (Lui è già Risorto!) "A differenza della certezza, infatti, che ha a che vedere essenzialmente con il calcolo razionale, con la probabilità del successo e con la scoperta di nessi causali, ed è perciò sempre il risultato dell’azione soggettiva (qualsiasi oggettivazione della certezza non sfugge all’imputazione ad un Soggetto, Partito, Stato, Chiesa, Scienza), la Verità esiste in sé e per sé, e si presenta solo nella relazione d’amore tra due persone."

 
26/09/2011 - Anni 70 e incertezza (Alberto Consorteria)

Sui giornali si leggono due cose: critiche ai cinici tempi moderni, e nostalgia per gli anni 70. Gli intellettuali ci fanno ridere: SIETE VOI GENERAZIONE DEL 68, voi generazione mancata con vuoti ideali, che ci avete consegnato questo mondo. Voi e la vostra logica del debito. Parole a debito, invece che fronteggiare i problemi. L'angoscia c'era nelle canzoni dei Pink Floyd, e nel nulla delle risposte che una classe culturale non ha saputo trasmettere ai figli, e non sa dare ai figli che non ha - perché angoscia e mancanza di certezza portano a non avere più fiducia in una moglie e in un marito, a fidarsi solo della propria carriera. Ma ovviamente il problema a leggere i giornali è che gli anni 70 non tornano più... Ben venga che non tornino più.