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CERTEZZA/ Barcellona: prevarrà la Verità o l'angoscia dello straniero?

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Statua di Marco Aurelio (Imagoeconomica)  Statua di Marco Aurelio (Imagoeconomica)

Il riferimento che Esposito fa al rapporto fra la madre e il bambino è da questo punto di vista interessante, ma di per sé insufficiente. La madre, infatti, sappiamo tutti che può essere anche cattiva e, come la psicoanalisi ci ha insegnato, il piccolo d’uomo si trova spesso a fronteggiare un seno ostile e malvagio. Non c’è dunque una garanzia naturalistica affidata soltanto al rapporto madre-figlio che dispiega l’apertura dell’essere umano verso l’incontro con l’Altro e quindi verso la reciprocità amorevole nella quale abita la Verità. Perché ciò accada è necessario che un intero gruppo umano abbia elaborato l’esperienza “indicibile” della nascita e dei primi giorni di vita come metafora della venuta al mondo che, di per sé, esprime una vocazione all’incontro e che solo e quando questo incontro si realizza ha veramente accesso alla propria rappresentazione come quella di un essere umano che comincia l’avventura della vita. Il rapporto con la madre è certamente essenziale ma non è di per sé una garanzia di adesione e di assenso alla vita se essa non viene mediata dalla cultura, che la stessa madre, o anche un’altra “nutrice”, può rappresentare come incarnazione vivente delle generazioni passate: è l’esperienza di un primo incontro amoroso con una Persona che invita all’accoglienza dei nuovi esseri umani come garanti della vita che si riproduce attraverso l’amore.

Non penso quindi che la sola esistenza possa produrre una nuova certezza, ma soltanto una profonda trasformazione dell’assetto mentale e affettivo degli uomini contemporanei rispetto ai problemi fondamentali della vita e della morte. Solo patendo fino in fondo il dolore della mortalità gli uomini potranno recuperare il senso di una nuova nascita. Perché mettere al mondo figli che poi bisogna consolare? È una domanda ancora inquietante, se l’uomo non rinuncia alla volontà di potenza che gli ha fatto creare gli anestetici verso tutti gli aspetti negativi che comunque si incontrano nella vita. Ciò che è necessario per riconquistare il percorso della verità è allora paradossalmente quello di rinunciare alla ricerca di certezze illusorie, come quelle che ogni giorno ci promettono la scienza e l’economia, e mettersi sulla strada della grande ricerca del Mistero dell’uomo che spinge continuamente ad oltrepassare i confini di ciò che sembra acquisito una volta per tutte. Non bisogna cercare soluzioni ma nuove domande e, anzi, convincersi che spesso le soluzioni uccidono la domanda. Come ho detto a Rimini, occorre che gli uomini, come Ulisse, trasformino i remi delle loro piccole cose in ali verso il grande sogno di ritrovare un’armonia cosmica. La via di questa ricerca può condurre alla ineludibile questione di Dio. La via dei farmaci può produrre soltanto nuovi anestetici. Non so se sono riuscito ad interpretare il senso della relazione di Esposito, ma mi è sembrato che nel suo discorso ci fosse un’oscillazione fra una nozione di certezza secolarizzata e una nozione di certezza che più si avvicina al tema delle Verità fondamentali. 

Ad ogni modo, ciò che bisogna approfondire è come la negazione moderna del fondamento di verità della vita umana si rifletta poi nell’esistenza quotidiana e nella richiesta di sicurezze parziali ed effimere che caratterizzano il nostro tempo. Capire cioè che non sarà certamente l’espulsione degli immigrati a liberarci dall’angoscia dello straniero che affonda nell’esperienze primordiali della vita. 

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COMMENTI
20/10/2011 - realtà (Vincenzo Mascello)

"Non c’è dunque una garanzia naturalistica affidata soltanto al rapporto madre-figlio". … ma infatti non è naturalistica la garanzia bensì trascendente ma non astratta ma PRESENTE! "ali verso il grande sogno di ritrovare un’armonia cosmica". … non stavamo parlando di realtà? Comunque l’armonia cosmica non esclude ma include prove e dolori, dolori e fatiche altrimenti di che cosa stiamo parlando? Il sogno è più facile con via dei farmaci.

 
20/10/2011 - Evidenza del buono (Vincenzo Mascello)

"l’avventura della Verità dà il senso alla vita, giacché essa non è un’evidenza ma un mostrarsi solo a chi mette in gioco se stesso per cercarla" … ma anche (forse soprattutto) il post-moderno disilluso si mette in gioco solo davanti ad una evidenza che comunque È prima-di (e: per chi ha fede in un Dio buono “per”, per chi ha fede in un dio cattivo “contro”) lui. "consolazione e assistenza sociale erano sempre nella loro sostanza anestetici". … la pretesa della persona di Cristo di essere presenza in senso buono inquieta non per verso l’incertezza ma verso di Sé come origine insostituibile della certezza di ora (Lui è già Risorto!) "A differenza della certezza, infatti, che ha a che vedere essenzialmente con il calcolo razionale, con la probabilità del successo e con la scoperta di nessi causali, ed è perciò sempre il risultato dell’azione soggettiva (qualsiasi oggettivazione della certezza non sfugge all’imputazione ad un Soggetto, Partito, Stato, Chiesa, Scienza), la Verità esiste in sé e per sé, e si presenta solo nella relazione d’amore tra due persone."

 
26/09/2011 - Anni 70 e incertezza (Alberto Consorteria)

Sui giornali si leggono due cose: critiche ai cinici tempi moderni, e nostalgia per gli anni 70. Gli intellettuali ci fanno ridere: SIETE VOI GENERAZIONE DEL 68, voi generazione mancata con vuoti ideali, che ci avete consegnato questo mondo. Voi e la vostra logica del debito. Parole a debito, invece che fronteggiare i problemi. L'angoscia c'era nelle canzoni dei Pink Floyd, e nel nulla delle risposte che una classe culturale non ha saputo trasmettere ai figli, e non sa dare ai figli che non ha - perché angoscia e mancanza di certezza portano a non avere più fiducia in una moglie e in un marito, a fidarsi solo della propria carriera. Ma ovviamente il problema a leggere i giornali è che gli anni 70 non tornano più... Ben venga che non tornino più.